Intervista alla blogger iraniana Jasmin Mirage

Intervista alla blogger iraniana Jasmin Mirage
Ghoncheh Ghavami

Difficile essere donna in Iran. Nella società islamica iraniana, lo status della donna è strettamente regolamentato: portano il turbante poiché obbligatorio e le donne iraniane sono incitate a truccarsi leggermente limitando il trucco al minimo

La situazione non cambia neanche professionalmente, infatti, la maggioranza dei posti di una certa rilevanza sociale o professionale, sono semplicemente destinati agli uomini. La lapidazione per adulterio e alcune regole rigide per le mogli rappresentano un ostacolo difficile da accettare per le nuove generazioni. Una realtà che chiarisce inoltre la forte componente femminile manifestata nelle contestazioni pubbliche dell’opposizione.
Le recenti condanne emesse contro Ghoncheh Ghavami, la ragazza condannata perché voleva assistere a una partita di pallavolo maschile e Reyhaneh Jabbari, la giovane donna condannata per l’omicidio dell’uomo con cui aveva iniziato a lavorare avvenuto per legittima difesa, in quanto, come ha ammesso dalla stessa donna prima di morire per impiccagione, era vittima di stupri, testimoniano una rigidità giudiziaria estrema. Tuttavia, in un contesto complicatissimo, emergono storie che permettono alla luce femminile di esprimersi e risplendere nonostante le numerosissime barriere loro imposte. La blogger iraniana Jasmin Ef, che vive in Iran, si è concessa gentilmente per un’intervista attraverso la quale cerchiamo di capire un po’ questo paese grazie alla sua esperienza:

Come ti senti come donna in un paese come l’Iran?

“Ovviamente è abbastanza difficile vivere in un paese con delle leggi discriminatorie per le donne, ma ciò ci rende deboli fuori ma più forti dentro. Poi penso sia più o meno così anche in altri paesi”.

Cosa significa essere donna in Iran?

“Essere donna in Iran vuol dire avere la certezza di dover cambiare il futuro perché così come stiamo vivendo, non si può più andare avanti. Questa certezza ci da l’energia e la forza di accettare la situazione attuale per conoscerla meglio e così cambiarla in meglio ogni giorno”.

Quali sono le prospettive della donna?

“Siamo divisi in parecchi gruppi ma la maggior parte delle donne vorrebbero studiare, lavorare e crescere come le donne degli altri paesi. Poi ci sono le donne con la mentalità più orientale che preferiscono creare una famiglia, avere figli e dedicarsi alla vita famigliare”.

Quali sono le differenze dell’Iran rispetto agli altri paesi musulmani?

“Altri paesi musulmani sono arabi, noi siamo Iraniani. C’è una bella differenza culturale e linguistica. La situazione culturale delle donne in paesi arabi è ancora peggio della nostra ma spesso come succede per esempio negli Emirati Arabi, la cultura è rimasta come prima, ma la legge è più occidentale”.

I recenti episodi come la condanna di Ghoncheh Ghavami, condannata perché voleva vedere una partita di volley maschile, e quella inflitta a Reyhaneh Jabbari per l’omicidio dell’uomo con il quale iniziò a lavorare per legittima difesa, dipingono uno stato decisamente rigido, la società è così estremista?

“Assolutamente no! Quello che succede in Iran, come questi episodi, viene criticato fortemente anche dentro il paese ma purtroppo noi non abbiamo media importanti come il governo. La nostra voce viene soffocata subito”.

Ghoncheh Ghavami
Ghoncheh Ghavami

Cosa rappresenta per il paese il cambio al vertice con l’arrivo del Presidente Rohani?

“L’arrivo del nuovo presidente ci ha dato tanta speranza. Lui sta facendo del suo meglio per far cambiare le cose dentro e fuori del paese ma purtroppo contro di lui ci sono un paio di gruppi politici e religiosi radicali che non lo fanno lavorare bene. Ma alla fine lui è riuscito a ristabilire un dialogo con il governo Americano dopo 35 anni”.

Gli Stati Uniti hanno recentemente riaperto il dialogo con Teheran. Una scelta storica poiché dall’occupazione dell’ambasciata americana il 4 novembre del 1979 i rapporti si sono bruscamente interrotti per anni. Come viene visto dalla gente questa cosa? Cosa ne pensano dell’America?

“Ne siamo entusiasti non perché è l’America, ma più per le sanzioni che forse ora verranno tolte. Comunque come sapete tutti, non è la gente normale ad iniziare una guerra ma sempre i politici. Noi non abbiamo nulla contro l’America e gli americani, ci mancherebbe! Quello che fa e decide lo stato, purtroppo, non è mai la volontà del popolo Iraniano”.

La cultura iraniana in Occidente arriva attraverso il cinema. Quali sono gli aspetti culturali della società iraniana trasmessi in Occidente secondo te?

“Lo stato Iraniano ha potere e quindi anche i soldi. Fanno vedere quello che vogliono e noi, non possiamo farci sentire se non usando i social network. Dopo l’arrivo di Rohani siamo un po’ più liberi di comunicare e far vedere al mondo la realtà della nostra vita e non solo quello che fanno vedere i media di noi. I film di Asghar Farhadi- che ha vinto pure l’oscar – dimostrano un pò com’é la situazione famigliare nell’Iran come il film di Rakhshane Bani Etemad che si chiama “Racconti”, un film di una regista donna iraniana.

Pensi che in un’era come quella che stiamo vivendo, era in cui le informazioni sono spesso manipolate e arrivano al destinatario deviate, riceviamo attraverso i media informazioni sul contesto politico, sociale ed economico iraniano che sono sbagliate?

“Sì! Tante volte vedo che gli amici italiani mi mandano dei link di notizie che non sono vere. Purtroppo finché l’Iran avrà nemici, e finché l’Iran sarà nemico, queste cose continueranno ad accadere. Ora con le riunioni di Vienna tra Iran e il gruppo 5+1 siamo più apprezzati dai paesi del mondo ma si vede che ci sono dei paesi che continuano a dire che siamo terroristi. Purtroppo secondo me, finché c’è petrolio in questo paese ci saranno sempre questi problemi”.

Puoi definirmi l’Iran in tre parole?

“Piccolo, Paradiso, Bruciato”.

Il blog di Jasmin “Alba Persiana”: https://www.facebook.com/pages/Alba-Persiana/249402038580654?fref=photo

Di Manuel Giannantonio
([email protected])
26 Novembre 2014

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