Il Tibet chiede il sostegno internazionale

Tensioni e repressione si moltiplicano in Tibet facendo decine di morti e di feriti e centinaia di arresti, suscitano la conflagrazione. Il primo ministro tibetano Lobsang Sangay chiama le autorità cinesi al dialogo e la comunità internazionale al sostegno per la causa tibetana. A Drango nel Tibet orientale, più di 100 manifestanti sono stati arrestati nel corso di una fucilazione dalle polizia cinese il 23 gennaio 2012. Almeno sei persone sono state uccise mentre i feriti sarebbero circa 60, di cui alcuni gravemente. Secondo dei testimoni oculari, la manifestazione di Drango che richiamava la libertà per il Tibet era di natura pacifica.

A Serthar, città sotto la legge marziale dopo le manifestazioni del 24 gennaio, tre tibetani si sono dati alle fiamme il 3 febbraio 2012. “ I tre tibetani hanno chiamato all‘unità del popolo tibetano e hanno protestato contro il governo cinese” secondo quanto affermato da un tibetano. I problemi ora si moltiplicano almeno 7 manifestanti sono stati uccisi dalla polizia cinese. Dall’anno scorso, circa 29 tibetani si sono dati fuoco in ragione della tensione che regna nel Tibet orientale. Chiaro segno dell’accrescimento della repressione, a Lhassa, dei tibetani che si sono arresi in India per un semplice pellegrinaggio sono stati arrestati per essere sottoposti ad interrogatori. Di fronte al crescente e progressivo aumento delle tensioni, e di fronte alla possibilità sempre più concreta di una conflagrazione, il primo ministro tibetano in esilio Lobsang Sangay chiede il sostegno di tutti  i difensori della democrazia e dei diritti dell’uomo sotto forma di manifestazione contro la violenza esercitata dal governo cinese in Tibet.” Per mostrare la nostra solidarietà con i tibetani residenti in Tibet, chiamo i tibetani e i loro amici del mondo intero a manifestare. Inviamo un chiaro messaggio al governo cinese e ricordiamo loro che la violenza e l’omicidio all’incontro dei tibetani innocenti è inaccettabile! Vi chiedo di manifestare in maniera dignitosa e pacifica portando il dovuto rispetto” ha affermato il primo ministro. Recandosi presso l’ambasciata della Cina, i tibetani vogliono anche indirizzarsi ai rappresentanti della Cina, per esprimere la loro inquietudine sulla critica situazione tibetana dove si moltiplicano le problematiche già intense. I parlamentari tibetani chiamano il presidente Hu Jintao alla comprensione e al dialogo ma anche al rispetto della libertà, ciò che suppongono metterà fine alla repressione. Chiedono inoltre che siano ritirati i massicci rinforzi militari al fine di ridurre la tensione in maniera immediata, che un’inchiesta indipendente o una delegazione tibetana possa visitare il Tibet, che i prigionieri siano liberati e che il dialogo con i tibetani possa riprendere con l’obiettivo di una vera soluzione per il Tibet.     

Manuel Giannantonio

7 febbraio 2012

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