Egitto: si intensificano gli scontri al Cairo

Continuano gli scontri in Egitto. Ieri degli scontri durissimi sono avvenuti tra la polizia e gli oppositori al Cairo in Egitto per il quarto giorno consecutivo dopo la morte di 74 persone per una partita di calcio. Centinaia di poliziotti hanno bloccato le strade che conducono al ministero dell’interno tirando anche dei gas lacrimogeni per controllare decine di manifestanti che lanciavano delle pietre e delle molotov. La polizia ha eretto un muro di calcestruzzo nella strada in via Mansour diventato l’epicentro delle violenze e hanno anche circondato l’area con del filo spinato anche nelle strade che conducono a piazza Tahir. Secondo un medico del posto Mostafa Nabil, la polizia ha lanciato un assalto sui manifestanti tirando pallettoni dopo aver bloccato dei medici di un ospedale di campagna.

Dopo aver subito un’ abbassamento gli attacchi hanno ripreso nel corso del pomeriggio in maniera molto più intensa. Secondo un bilancio del ministero dell’interno, dodici persone sono state uccise sabato, al Cairo e a Suez e 2532 altri feriti dopo le manifestazioni di giovedì dopo il dramma dell’incontro di Port Said mercoledì sera. Migliaia di egiziani sono scesi per strada per reclamare la partenza del potere militare accusato di non aver agito nelle violenze dello stadio. “ Il mio cuore brucia quando penso a ciò che è successo allo stadio a Port Said e sappiamo tutti che la polizia e pienamente responsabile” ha dichiarato un manifestante, Ahmed Farag, spiegando che la gente non mira a colpire il ministero degli interni ma di manifestare davanti alla sede della polizia. Tra le vittime del dramma verificatosi mercoledì, vi erano diversi “ultras” tifosi ben organizzati e politicizzati, che hanno partecipato alle manifestazioni negli ultimi mesi contro l’esercito al potere in Egitto dopo la caduta di Hosni Mubarak un anno fa. Il ministro degli interni, Mohamed Ibrahim, ha denunciato di fronte alla stampa la volontà costante dei manifestanti di invadere il ministero e che hanno in progetto un complotto per indebolire il paese. La polizia non vuole pregiudizi rivoluzionari ma si opporrà a coloro i quali cercheranno di distruggere il paese. E Stato invece ampiamente smentito la notizia che dava come diretto responsabile del dramma di Port l’ex ministro degli interni di Said Hosni Mubarak, Habib el-Adli. Adli è attualmente sotto processo come gli ex responsabili della sicurezza. Sono tutti detenuti presso la prigione di Torah, nella periferia del Cairo, ma il ministro degli interni ha annunciato domenica che in seguito  alla richiesta dei manifestanti sarà disposto in cinque diversi stabilimenti. Sarà aggiunta anche un unità medica afinché Mubarak, attualmente detenuto in un ospedale militare del Cairo possa essere trasferito. Queste tensioni intervengono in un clima in cui il potere e i media del governo mettono regolarmente la contestazione e le manifestazioni contro l’esercito sul conto del complotto organizzato da “mani straniere”.
Le autorità si apprestano a giudicare 44 imputati, tra i quali 19 americani e altri stranieri, accusati di finanziamento illegale di organizzazioni non governative operanti in Egitto. Tutte queste persone sono ora in libertà vigilata mentre le ONG ( Organizzazioni non Governative) sono accusate di aver stabilito delle filiali di organizzazioni internazionali in Egitto senza aver ottenuto il consenso del governo egiziano e di aver ricevuto dei finanziamenti illegali di natura straniera secondo una fonte giudiziaria. La situazione sul versante della sicurezza certamente non è migliorata a confermare questa condizione il sabotaggio ( il 12° in un anno) nella notte tra sabato e domenica nel Nord del Sinai di gas nel gasdotto che fornisce Israele e la Giordania. La fornitura del gas egiziano a Israele, negoziata sotto il regno di Hosni Mubarak è materia di critiche e contestazioni in Egitto, dove si stima che il prezzo è sottovalutato.           

Manuel Giannantonio

6 febbraio 2012

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