Senegal: contestazione come brezza per Wade

Il presidente senegalese Abdoulaye Wade ha considerato la contestazione della propria candidatura alla presidenziali che si svolgeranno a  fine mese  come una “brezza”. “ Una brezza e un vento leggero che muove le foglie dagli alberi ma che non diventerà mai un uragano” ha dichiarato molto sicuro di sé, martedì sera nel corso di una cerimonia pubblica a Dakar. Uno degli uomini più vicini allo stesso Wade, El Hadj Amadou Sall, ha poi dichiarato “ Il presidente commenta le minacce dell’opposizione che avevano sostenuto che la sua marcia sarebbe risultata come l’assalto finale sul palazzo presidenziale”. Raggruppata tramite il movimento del 23 giugno (M23), l’opposizione e la società civile esigono il ritiro della candidatura di Wade allo scrutinio presidenziale del 26 febbraio, candidatura la cui validità è stata confermata il 29 gennaio dal consiglio costituzionale.

A l’appello del M23, molte persone si sono riunite martedì a Dakar per opporsi a questa candidatura. La manifestazione è stata sorvegliata dalla polizia e uno studente è stato ucciso investito da un veicolo nel corso della manifestazione stessa. Nel corso di cinque giorni sono morte quattro persone nel paese e nelle violenze legate alle tensione politiche per le presidenziali. Gli scontri sono iniziati il 27 gennaio con l’annuncio della conferma della candidatura ufficiale di Wade.  Eletto nel 2000 e rieletto nel 2007, il presidente Wade, 85 anni, si presenta per il terzo mandato di sette anni. Tredici i candidati che lo sfideranno mentre la candidatura del cantante Youssou NDour è stata rifiutata nonostante la grande popolarità del personaggio. “ Voi chi mi avete affiancato nelle difficile ore dell’opposizione, sapete bene che tutte le agitazioni attuali non hanno l’aria di avere effetti sul popolo senegalese” ha ricordato Wade. Inoltre ha promesso lasciando chiaramente intendere che non abbandonerà la candidatura che “ Ho fiducia e sarò ancora là l’anno prossimo per provarvi ciò che ambisco per voi”. Gli Stati Uniti e la diplomazia internazionale hanno comunicato che si augurano di vedere un passaggio generazionale in terra senegalese. L’ex presidente senegalese Abdou Diouf, sconfitto nel 2000 da Wade nel corso di uno scrutinio spesso citato come esempio di transizione democratica ha rifiutato categoricamente di esprimersi circa l’attuale stato di cose. “ Quando ho lasciato il potere nel 2000, ho detto che mai mi esprimerò sui problemi senegalesi  e non mi esprimerò sui problemi senegalesi” ha dichiarato Diouf nel corso di un’intervista rilasciata sull’emittente TV5 Monde.  La situazione era perfettamente normale giovedì nelle strade di Dakar due giorni dopo la manifestazione dell’ M23. La calma è stata rinvenuta nel campus dell’università Cheikh Anta Diop (UCAD) teatro mercoledì scorso  di scontri tra polizia e studenti che protestavano contro la morte del  giovane manifestante. In un comunicato il governo ha voluto nuovamente richiamare alla responsabilità condannando gli atti di violenza che hanno segnato il meeting del M23 e una profonda tristezza per il giovane studente investito.  Alcune associazioni locali di difesa dei diritti dell’uomo affermano che la vittima è stata “deliberatamente” schiacciata da una camion della polizia. L’Onu (Organizzazione delle Nazioni Unite) attraverso l’alto commissario, Navi Pillay, ha espresso la propria preoccupazione per un possibile uso eccessivo della forza da parte delle autorità”.  Attualmente non ci sono più strumenti e soluzioni di natura legale per fermare la candidatura di Wade ma i responsabili dell’ M23 hanno già annunciato che moltiplicheranno le riunioni promettendo nuove strategie per fronteggiare la repressione del governo.   

Manuel Giannantonio

3 febbraio 2012

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