Siria: Russia blocca intervento Onu

Ieri gli oppositori hanno lanciato un ultimatum al governo di Assad: “le dimissioni oppure uccideremo il presidente Bashar al-Assad.
Nelle ultime 24 ore si contano difatti almeno cento morti, cinquantacinque dei quali civili, è in corso una vera e propria guerra civile che vede l’esercito degli oppositori lottare contro le forze lealiste per cercare di guadagnare “terreno” nella capitale, Damasco, e per cercare di liberare le due città simbolo delle proteste contro il regime, ovvero Hama e Homs.

Dall’inizio delle proteste, ovvero dallo scorso mese di marzo sono stati uccisi almeno 6.000 uomini (di cui almeno 400 bambini), quella che prima era solo una repressione ora sta diventando sempre più guerra civile e sta portando l’Onu e gli altri paesi a prendere decisioni concrete per porre fine alle violenze. Ciò che sembra certo ormai è che la caduta di Assad è solo questione di tempo, anche la Lega Araba, che aveva proposto un piano di pace (non rispettato ovviamente) e mandato osservatori in Siria, sembra aver gettato la spugna ed ora tutto sembra esser in mano a quanto sarà deciso nella risoluzione che avanzerà l’Onu e che prevede le dimissioni di Assad. Unico paese però a dirsi contrario ad un intervento in terra siriana è la Russia, da sempre alleata del presidente siriano e che si è già detta pronta a mettere ulteriori veti ad ogni decisone dell’Onu. Diametralmente opposte sono le idee Statunitensi che premono per un intervento tempestivo e deciso, così come avvenuto in Libia pochi mesi fa con la caduta di Gheddafi.
Russia e Usa sono due rivali storici e il caso siriano, ma anche quello iraniano, sembrano esser diventati pretesto anche per tastare quale dei due paesi sia più influente a livello internazionale tanto che lo storico Fouad Ajami ha definito il confronto tra le due nazioni come «l’ultima battaglia della Guerra Fredda».
Navi da guerra e sottomarini nucleari sia statunitensi e che russi sono presenti da mesi in Medioriente pronti ad entrare in azione. Anche la Cina tuttavia si è sempre dichiarata contraria ad interventi in Siria e quest’oggi ha ripetuto di sostenere la scelta russa di rifiutare l’intervento proposto dall’Onu.
Come potete capire quindi la situazione è ben più complessa di quello che sembra. Intanto i cittadini siriano continuano a morire nella lotta per la democrazia e si dicono pronti a continuare ad oltranza, arrivando anche, come precedentemente detto, a uccidere Assad per raggiungere il loro obiettivo: libertà, democrazia e la garanzia che vengano rispettati i diritti dell’uomo.

Enrico Ferdinandi

1 febbraio 2012

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