Florida tappa chiave delle repubblicane Americane

A sette mesi dalla convention che , a Tampa designerà ufficialmente l’avversario di Barack Obama, nessuno dei pretendenti ha ottenuto un vantaggio significativo. Sui quattro candidati ancora in lista tre hanno ottenuto il consenso di uno stato: Rick Santorum l’Iowa, la Carolina del Sud per Newt Gingrich e il New Hampshire per Mitt Romney. Inizialmente l’ago della bilancia sembrava pendere per Mitt Romney ma ultimamente la situazione è completamente cambiata. Questa situazione incredibilmente indecisa si aggiunge al peso che assumerà la Florida ai fini del risultato nel “ Sunshine State”. Un militante del Tea party pro Gingrich afferma “ Se Romney vince in Florida sarà difficile arrestare la sua corsa. Se sarà Gingrich invece tutto resta ancora possibile”.

La regola locale , che attribuisce al vincitore 50 delegati della Florida per la convention repubblicana certamente arricchisce la sfida. Con i suoi giovani, i Latinos, gli ingegneri spaziali e cristiani evangelici e ebrei, la Florida costituisce un microcosmo del paese intero. Conosciuto come Swing State (stato indeciso), la Florida ha votato nel 2004 per Bush mentre nel 2008 per Obama. Lo stato rimane comunque sostanzialmente colpito dalla disoccupazione 10%. A tal proposito Susan McManus professore di scienze politiche all’università della Florida del Sud ammette “ La gente non vede la fine del tunnel e il livello di insoddisfazione è molto elevato. Mai dopo che  i sondaggi esistono è stata espressa una così ampia amarezza, la gente pensa davvero che i politici buttino via i soldi dalla finestra. I lavoratori non hanno diritto a nessun tipo di aiuto mentre i prezzi continuano a salire”. Per constatare la veridicità di tale informazione è sufficiente assistere a un meeting repubblicano in cui molte persone ricordano la loro precaria situazione. Inoltre ammette di essere felice del fatto che Gingrich soprannomina Obama “il presidente degli aiuti sociali” (Food Stamps). “ Molta gente non è solamente in colera ma sono feriti socialmente. Siamo inquieti per le nostre pensioni e convinti che i nostri figli avranno una vita più difficile della nostra”. Presentandosi ciascuno come autentici conservatori, i due principali candidati si sono sfidati per promettere ”il ritorno dell’America che noi amiamo”, quella di un governo federale ridotto al minimo, la creazione di molti posti di lavoro e il ritorno di una difesa nazionale offensiva e della conquista spaziale che Obama ha abbandonato ai cinesi. Tutti gli elementi del patriottismo sono praticamente stati evocati. Sospettati di attirare gli ispanici, Gingrich e Romney hanno fatto un assalto di moderazione su un unico soggetto: l’immigrazione. Il primo si difende ammettendo di voler recuperare gli anziani senza documenti l’altro ricordando che suo padre è nato in Messico. Sostanzialmente dunque la battaglia rimane molto aperta e non prevede per ora un finale scontato per l’elezione ufficiale del candidato anti Obama. L’ex governatore del Massasuchets ha già dichiarato comunque di voler diventare a tutti gli effetti il nuovo incubo del presidente del paese di Tomas Jefferson.           

Manuel Giannantonio

1 febbraio 2012

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