Siria: guerra civile a Damasco, e’ caos

La situazione in Siria sta precipitando ogni giorno di più verso una guerra civile devastante: scontri sono in atto a Damasco, le forze lealiste sembrano aver ripreso il controllo di alcuni quartieri orientali dove gli oppositori in questi mesi avevano costituito il quartier generale di gestione delle proteste anti-Assad. Altre fonti parlano di oppositori dell’Esercito Siriano libero esser arrivati nei pressi del centro della capitale, dove vi sono i palazzi del potere.

Grandi scontri anche nelle altre parti del paese, soprattutto ad Hama e Homs, le città simbolo di queste proteste, quelle dove la repressione è stata più violenta in questi mesi. Ad Homs sarebbe stato preso di mira anche un ospedale mentre nella zona tra Homs e Baniyas è stato fatto esplodere un gasdotto che collega la Siria con il Libano.
Le vittime aumentano ogni giorno, ma quella che fin ora è stata definita repressione (almeno 6.000 vittime da marzo) oggi ha più le caratteristiche di una guerra civile che sta richiamando ancor di più l’attenzione degli altri paesi a livello internazionale. L’Onu entro le 21 di questa sera dovrebbe presentare una risoluzione che prevede le dimissioni di Assad, ma la Russia (che negli ultimi mesi si è sempre schierata con il regime) ha già espresso la sua contrarietà in quanto non vorrebbe ripetere l’errore commesso in Libia con il regime di Gheddafi. La bozza di risoluzione per la Siria, prevede che vengano applicate le richieste dei Paesi arabi, che prevedono la cessazione delle violenze, la protezione dei civili, il rilascio di tutti coloro che sono stati arrestati in modo arbitrario durante le recenti rivolte, il ritiro di tutti i militari e delle forze di sicurezza siriane dalle citta.
Si chiede quindi di soddisfare le legittime aspirazioni del popolo siriano e si invita gli esponenti dello Stato a lavorare con l’opposizione siriana e con tutte le sezioni della società siriana per contribuire a questo processo. Avviare dunque una transizione del potere che prevede una progressiva eclissi del regime di Assad a favore di un sistema più democratico.
Cosa fare dunque? Restare a guardare l’esito di una guerra civile che ogni giorno porta al massacro di centinaia di persone, compresi bambini e donne, o intervenire con una risoluzione che garantisca al popolo siriano di vivere in democrazia e godere di quei diritti definiti dalla maggior parte dei cittadini di questo mondo inalienabili?
La risposta potrebbe sembrare elementare, ma non è proprio così, in ballo ci sono equilibri politici ed economici che potrebbero avere serie ripercussioni in tutto il globo. Le due questioni mediorientali, quella siriana appunto e quella iraniana rappresentano solo l’ultimo atto di una “primavera araba” che da una anno a questa parte sta cercando nuovi modi per esprimere la volontà dei cittadini. Cittadini rimasti oppressi per anni che, come nel caso siriano non chiedono altro che gli vengano garantiti quei famosi diritti dell’uomo.

Enrico Ferdinandi

31 gennaio 2012

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