Monsignor Carrasco de Paula e la morte di Brittany: «Suicidarsi non è una cosa buona»

Monsignor Carrasco de Paula e la morte di Brittany: «Suicidarsi non è una cosa buona»

brittanyBrittany Maynard ha mosso il dibattito sul suicidio medicalmente assistito e sull’eutanasia, attiva e passiva, non solo negli Stati Uniti ma anche in Italia. Solo due parole per cercare di fare chiarezza: nel suicidio assistito è lo stesso paziente a togliersi la vita utilizzando farmaci dati con il sostegno di un’équipe medica, nell’eutanasia è il medico a procurare la«buona morte» al paziente dopo sua richiesta, in forma attiva con la somministrazione di un farmaco letale o passiva tramite l’astensione del medico dal mettere in pratica un intervento terapeutico. Quando il termine fu usato per la prima volta dallo scrittore latino Svetonio per descrivere la morte dell’imperatore Antonino Pio come «sonno dolce e tranquillo», si riferiva ad una «buona morte» serena, senza sofferenza e dolore, il naturale compimento della vita. Vocabolo poi ripreso dal filosofo inglese Francis Bacon nel saggio «Progresso della conoscenza» del 1605 dove invitava i medici a non abbandonare i malati inguaribili ma ad aiutarli a soffrire il meno possibile nell’attesa di una morte naturale «addolcendone l’agonia», ancora lontano quindi dal concetto esplicito di «dare la morte», attribuendogli il solo significato etimologico di morte non dolorosa.

Il termine divenne di uso comune a partire dalla fine del XIX secolo per indicare un intervento medico indirizzato a mettere fine alle sofferenze di una persona malata. Ma il «diritto ad ottenere un aiuto per morire» del paziente comprende il corrispondente «dovere di uccidere» del medico? Il diritto alla Vita comprende anche il diritto alla Morte? A farsi portavoce della posizione della Chiesa Cattolica in Italia è monsignor Ignacio Carrasco de Paula, Presidente della Pontificia Accademia della Vita, che interpellato dall’agenzia ANSA definisce il suicidio assistito «un’assurdità» in quanto «la dignità è un’altra cosa che mettere fine alla propria vita». Parole che non sono di condanna per una donna, Brittany, che ha sofferto ma si fermano all’atto compiuto non potendo sapere «quello che è successo nella coscienza» perché «la coscienza è un santuario in cui non si può entrare» e «non giudichiamo le persone ma il gesto in sé è da condannare». Certo alla base «noi scegliamo sempre cercando il bene, il guaio è quando sbagliamo».

Monsignor Carrasco de Paula esorta a riflettere «sul fatto che se un giorno si portasse a termine il progetto per cui i malati si tolgono la vita, questi sarebbero abbandonati completamente. Il pericolo è incombente perché la società non vuole pagare i costi della malattia e questa rischia di divenire la soluzione». Certamente «questa donna ha agito pensando di morire dignitosamente, ma è qui l’errore, suicidarsi non è una cosa buona, è una cosa cattiva perché è dire no alla propria vita e a tutto ciò che significa rispetto alla nostra missione nel mondo e verso le persone che si hanno vicino». Per monsignor Carrasco de Paula «l’unico che sa come stanno veramente le cose è Dio, lui avrà capito e accolto», ma è doveroso chiedersi se sia questa la morte con dignità, facendo riferimento a suo padre morto per un cancro al cervello: «Lui è stato un grande esempio di morte con dignità poiché fino all’ultimo ha adempiuto alla sua missione di vita, una missione che tutti abbiamo, fino all’ultimo singolo giorno». È sua convinzione inoltre che Brittany non abbia posto fine alla sua vita per codardìa, per una riflessione intellettuale o per un sillogismo ma perché accompagnata e convinta in questo gesto dal movimento «Compassione&Choice», che ha una propria ideologia che risponde ad una cultura di scarto, come sottolineato da Papa Francesco, «quella cultura per cui ciò che non ci serve, ciò che diviene di peso per la società, anche come costi, lo buttiamo via».

Una posizione differente quella invece di Mina, moglie di Piergiorgio Welby e co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, che definisce ingiustificabile «il pericolo incombente» dichiarato da monsignor Carrasco de Paula perché non ci sono motivi per delineare una situazione del genere: «È il solito pendio scivoloso. Io invece dico che è pericoloso non rispettare le volontà delle persone, non rispettare il loro senso della vita, non rispettare la loro dignità. (…) Forse non è esigibile dalla Chiesa il cambiamento. Quello che è doveroso pretendere, invece, è che la politica non si lasci influenzare dalle presunte ingerenze vaticane ma che invece rispetti le volontà e il principio di autodeterminazione dei cittadini». Mina ha assistito suo marito, malato di distrofia muscolare progressiva morto nel 2006 dopo aver ottenuto la sospensione della respirazione artificiale, da «credente, attraverso un percorso travagliato della mia coscienza, verso la dolce morte. L’ho curato dal primo istante in cui ha avuto bisogno di me e lo avrei fatto ancora per cent’anni. Ma, pur col cuore colmo di sofferenza, ho deciso di rispettare la sua volontà e lasciarlo andare. Non credo che Dio non porga un abbraccio a Piero o alla coraggiosa Brittany».

Paola Mattavelli
5 novembre 2014

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