Damasco: esercito riprende controllo dei sobborghi

Dai cronisti presenti sul posto gli scontri che si stanno verificando nelle ultime ore sono stati descritti come i più terrificanti dall’inizio della repressione. Nei sobborghi di Damasco difatti i carri armati delle forze del regime di Assad stanno bombardando l’Esercito siriano libero e gli attivisti che continuano a protestare contro il governo.
Il bilancio provvisorio conta almeno 66 morti in tutto il paese, 26 dei quali civile. Le zone più colpite dagli scontri sono le provincie di Idlib (nel nord-ovest del paese), Daraa (sud), Homs (centro), Hama (sud), e nella regione di Damasco compresa la capitale.

Proprio vicino alla Capitale secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani è in corso la più intensa vicino alla capitale dall’inizio delle proteste. Un portavoce dei disertori ha riferito che l’offensiva in atto dall’esercito lealista è una delle dure in quanto è usata artiglieria pesante e poiché l’esercito è intenzionato a riprendere quanto prima il controllo dei sobborghi a est della capitale, quelli dove disertori armati stanno crescendo in termini di forza e capacità di attacco. Si capisce quindi bene che più di repressione è il caso di parlare di guerra civile.
Proprio in queste ore un attivista, al-Ghouta,  a comunicato (in via telefonica a Reuters) che:  “L’esercito libero siriano ha compiuto un ritiro strategico. Le forze del regime hanno rioccupato la periferia e hanno dato il via ad arresti casa per casa”.
Il regime di Damasco sta cercando quindi ancora una volta di stroncare le proteste colpendo le zone dove più forte si fa l’azione degli oppositori, ma arrivati a questo punto ci si domanda fino a che punto sia giusto non intervenire. Dall’inizio della repressione sono morte almeno 6.000 persone, 400 dei quali bambini, persone che sono state torturate, seviziate, uccise con freddezza o violentate.
La situazione è così fuori controllo che la stessa Lega Araba nella giornata di ieri ha deciso di sospendere la missione degli osservatori precisato che domenica prossima, 5 febbraio, si deciderà se rilanciare o ritirare la missione, fino a quel momento gli osservatori rimarranno a Damasco in attesa di una decisione definitiva. Si attende ora la decisione dell’Onu che per venerdì dovrebbe presentare una risoluzione volta a chiedere le dimissioni del presidente Bashar al Assad.
Il regime ha definito la sospensione della missione degli osservatori come un modo per esercitare pressione sul Consiglio di sicurezza dell’Onu per poi così chiedere un intervento internazionale.
Mentre nell’ultimo fine settimana si sono contati oltre cento morti, per domani arriva la notizia che anche il segretario di Stato Usa Hillary Clinton partecipera’ domani alla sessione del consiglio di sicurezza Onu dedicato alla Siria per evidenziare il sostegno al piano della Lega araba per la soluzione della crisi. La Clinton chiederà al consiglio di sostenere la proposta araba, ovvero che il presidente Bashar al-Assad lasci il potere ad un governo di unità nazionale.

Enrico Ferdinandi

30 gennaio 2012

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