Senegal: Wade in corsa per le presidenziali

Il vecchio presidente (almeno 86 anni, secondo uno stato civile approssimativo) è ancora in competizione per un mandato nonostante una promessa dimenticata circa il ritiro dagli affari malgrado i dibattiti sulla legalità di questa candidatura che agita le strade. Oggi, il consiglio costituzionale dovrebbe pubblicare la lista dei candidati per le presidenziali del 26 febbraio.

L’opposizione si rifiuta di vedere pubblicato sulla lista il nome di Abdoulaye Wade, appoggiandosi sull’articolo della costituzione che dal 2001, che limita a due il numero di mandati presidenziali consecutivi. Il potere ricorda che questa modifica è stata adottata durante il primo mandato di Wade è dunque lo escluderebbe di conseguenza dal campo della riforma. Mai nel Senegal, una decisione del consiglio costituzionale ha portato una tale carica esplosiva. L’opposizione promette di modificare il giorno delle pubblicazione se dovesse comparire il nome dell’ex presidente. Una sorta di inferno la situazione attuale, un inferno le cui fiamme sono alimentate dalla coscienza di giovani disperati rinati. Un famoso rapper del movimento senegalese Y’en a Marre ha affermato che “ I giovani hanno misurato le loro forze il 23 giugno 2011, qui il rap ha cambiato le coscienze”. A volte il rap stesso influisce in modo determinante sul corso degli eventi come nel corso della disfatta di Abdou Diouf nel 2000 che ha messo fine a quarant’anni di potere socialisti al beneficio di Wade, il liberale. I tempi sono cambiati. Keyti spiega che “Wade è la fonte di tutti i problemi”. Questo 23 giugno . Sotto la pressione di una coalizione di militanti della società civile dell’opposizione, Wade il autoproclamato dal Sopi ( cambiamento nel Wolof) aveva finito per ritirarsi da un progetto di legge iconoclasta che gli avrebbe permesso con un passa parola legislativo di essere rieletto con solo il 25% delle preferenze. Secondo Daouda Thiam, professore presso l’università di scienze politiche del Dakar e in prima linea nel movimento del 23 giugno “ i giovani sono spinti da Y’en a Marre ad iscriversi alle liste elettorali”. Ad ogni modo l’educazione nazionale, i trasportatori e il personal medico sono in fermento. “Il Senegal non è la Tunisia. E una democrazia ma la primavera araba è nella testa di molti. In questo paese molto organizzato politicamente la situazione può anche degenerare” Secondo Babacar Gueve, il direttore dell’università privata di scienze sociali del Dakar. Tutta questa collera si concentra sulla candidatura del presidente Wade. A partire da venerdì dunque Daouda spera di riprodurre il miracolo di giugno in attesa dell’evento la prefettura di Dakar ha appena violato tutte le manifestazioni nei prossimi giorni.

Manuel Giannantonio

27 gennaio 2012

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