Genocidio armeno: ricorso di 35 deputati

In un congresso segreto dei “Giovani Turchi”, tenutosi a Salonicco nel 1911, fu deciso di sopprimere totalmente gli armeni residenti in Turchia. L’occasione per realizzare questo piano di sterminio si presentò con lo scoppio della Prima guerra Mondiale mentre le potenze europee, impegnate nella guerra, non potevano interferire nelle faccende interne della Turchia. Inizialmente furono chiamati alle armi tutti gli Armeni validi che, dopo esser stati separati dai loro reparti,  ed inquadrati per costituire i cosiddetti “Battaglioni operai” vennero uccisi. Furono quindi arrestati ed in seguito uccisi tutti gli intellettuali, i sacerdoti, i dirigenti politici.

Nelle città e nei villaggi abitati da Armeni rimasero quindi solo donne, vecchi e bambini. Per loro venne decretata la deportazione. I mezzi usati per compiere questo sterminio furono di un’inaudita ferocia e di un sadico accanimento contro le vittime. Chi riusciva a sfuggire al massacro periva per la fame, la sete, le malattie e gli stenti del lungo viaggio compiuto a piedi per centinaia di chilometri. Perirono così circa 1.500.000 di persone: la  quasi totalità degli Armeni di Turchia. “In precedenza è stato comunicato che il Governo, su ordine del Partito (Unione e Progresso), ha stabilito di sterminare completamente tutti gli Armeni residenti in Turchia. Coloro i quali si oppongono a questo ordine non possono continuare a rimanere  negli organici dell’amministrazione dell’Impero. Bisogna   dar fine alla loro esistenza, per quanto siano atroci le misure adottate , senza discriminazioni per il sesso e l’età e senza dar ascolto a considerazioni legate alla coscienza”. Così recita il telegramma del ministro dell’interno turco, Talaat pascià, del 15 settembre 1915. Questo sostanzialmente l’origine del genocidi armeno intorno al quale non ci sono dubbi sulla sua drammatica dinamica. Un genocidio che soltanto ora sta trovando una dimensione dal punto di vista strettamente legale. Il voto definitivo della legge che reprime la negazione del genocidio non attira solo l’ira della Turchia ma anche quella di molti politici francesi come Alain Juppé, Dominique de Villepin e Bertrand Delanoe. Il presidente transalpino Nicolas Sarkozy invece si è già recato ad ottobre in Armenia dichiarando in quell’occasione che: “ Il genocidio armeno è una realtà storica. La negazione collettiva è di gran lunga peggio di quella individuale.
Siamo sempre molto più forti quando vediamo la sua storia. Se la Turchia non lo fa, allora senza dubbio dovremo andare più lontano”. La situazione ora è molto delicata. Circa trenta cinque deputati hanno già deciso di firmare e presentare un ricorso al consiglio costituzionale con il testo sul genocidio armeno secondo uno degli artefici del ricorso stesso tale Michel Diefenbacher. “ Trentacinque dei miei colleghi si sono dichiarati partecipi del ricorso presentato al consiglio costituzionale”. Secondo Michel Diefenbacher ad essere fortemente contestata è l’incostituzionalità del testo che l’articolo 34 della costituzione non prevede di competenza del parlamento per conferire una qualifica giuridica ad avvenimenti storici. Hanno anche affermato che la suddetta legge è in contraddizione con i principi della libertà di parola e di espressione.” Il ruolo della Francia deve essere supportato dalla riconciliazione dei popoli, all’occorrenza turca e armena non di creare una netta divisione tra le parti come fa questo testo” ha inoltre sottolineato il deputato.  La raccolta di firme per il rinvio del consiglio costituzionale sul testo che penalizza la negazione del genocidio armeno è stata definitivamente ammessa lunedì sera dal parlamento francese. Il consiglio costituzionale può censurare una legge che giudica contraria alla costituzione se è rinviata da 60 deputati, 60 senatori, il capo di stato, il presidente dell’assemblea nazionale o quello del senato. Un grande contrasto diplomatico tra la Francia e la Turchia rimane comunque in agguato infatti la repubblica turca, fondata dopo la guerra, continua di rifiutare di riconoscere le uccisioni nei confronti del popolo armeno come genocidio benché la storia insieme ai fatti e le testimonianze del periodo che val dal 1915 al 1923 dimostrano in maniera incontestabile che circa 21,5 milioni di armeni sono stati deportati o massacrati. La Turchia nonostante tutto continua a sostenere che si tratta di perdite che sono avvenute in entrambi gli schieramenti

Manuel Giannantonio

26 gennaio 2012

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