Egitto: Piazza Tahrir un anno dopo

In migliaia gli egiziani hanno cominciato a riunirsi mercoledì mattina in piazza Tahrir, al Cairo, nell’occasione del primo anniversario del debutto della rivolta che ha provocato la caduta del presidente Hosni Mubarak. Tra i manifestanti molti striscioni dai molteplici messaggi per celebrare il primo anniversario di una rivolta popolare diventata ormai storica e celebrata in questo giorno già simbolo della nazione.

I fratelli musulmani che dominano e costituiscono il nuovo parlamento erano anche loro presenti sulla scena per celebrare insieme al popolo lo storico evento. Ma molti altri gruppi, alcuni del movimento prodemocratico che sono stati i veri e propri motori della rivolta, hanno affermato di essere presenti per proseguire la loro rivoluzione chiedendo la partenza del consiglio supremo delle forze armate (CSFA), che dirigono l’Egitto dopo le dimissioni del presidente uscente Mubarak. Il grande interrogativo che si pone ora è : Chi dominerà l’anima della rivoluzione? Nel caos della piazza in festa alcuni militari cantavano inni patriottici mentre in un altro angolo altri manifestanti erano di tutt’altro avviso e rispondevano cantando “abbasso il potere militare”. Martedì il maresciallo Hussein Tantaoui, capo del CSFA ha annunciato la fine parziale della legge sullo stato di emergenza in vigore dopo l’assassinio di Anouar el Sadare nell’ottobre del 1981, un gesto apparentemente eseguito per placare la folla di manifestanti. Ma questa legislazione restrittiva per le libertà pubbliche e i diritti dei detenuti è mantenuta per gli atti di violenza commessi dai “delinquenti”, una vaga spiegazione che chiaramente alimenta il dubbio che persista per motivi di ben altra natura. L’organizzazione Human Rights Watch, ha stimato che questa legge entrata in vigore mercoledì sia un invito al perseguimento dei maltrattamenti e che il provvedimento poteva ancora essere utilizzato per limitare la libertà. Le forze della sicurezza hanno indicato che si tenevano in caso di tentativo di sabotaggio della celebrazione. Si sono verificati anche segni incoraggianti comunque come l’esercito che ha deciso di risparmiare questa settimana circa 2000 persone condannate dal tribunale militare dopo la caduta di Hosni Mubarak. Ovviamente restano dei miglioramenti da effettuare ma questo diffuso clima di festa sembra poter contribuire in maniera significativa alla causa. La nuova assemblea del popolo votata, tramite le elezioni che si sono tenute il 14 e il 22 dicembre composta per la maggioranza da due terzi di islamici, si sta occupando insieme al parlamento delle condanne avvenute durante la rivoluzione seguendo la richiesta del popolo che chiede giustizia per gli 800 morti del movimento popolare. Per quanto riguarda Hosni Mubarak processato a fine agosto per la sua presunta responsabilità per la morte dei manifestanti il pubblico ministero ha richiesto ad inizio gennaio come punizione massima la pena di morte. Il processo entrerà nel vivo nella metà del mese di febbraio.   

Manuel Giannantonio

26 gennaio 2012

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