A Marysville uno studente spara in mensa: prima uccide e ferisce, poi si suicida

A Marysville uno studente spara in mensa: prima uccide e ferisce, poi si suicida

f-schoolshoot-a-20141026-870x580MARYSVILLE — «Si chiamava Jaylen Fryberg», queste le parole dei testimoni presenti al momento della sparatoria avvenuta alle 10:30 locali in una scuola di Marysville, nello stato di Washington, a trentacinque chilometri da Seattle. Nativo americano della tribù Tulalip, Jaylen era uno studente quattordicenne al primo anno presso la Pilchuck High School, grande complesso scolastico del quale ha varcato la soglia portando con sé una Beretta calibro 40. Si è diretto verso la mensa, sedendosi tranquillo ad un tavolo del bar. In silenzio si è poi alzato e ha puntato l’arma verso un tavolo dove erano seduti alcuni suoi compagni e ha fatto fuoco, uccidendone uno e ferendone gravemente altri, tre dei quali colpiti alla testa e uno alla guancia. Azioni compiute sempre senza dire alcuna parola. Ad un certo punto l’arma si inceppa; un testimone riferisce che «ha sparato contro un gruppo di studenti seduti al tavolo della caffetteria, poi ha cercato di ricaricare l’arma, ma questa si è inceppata e io ne ho approfittato per fuggire». A Jaylen rimane però il tempo di suicidarsi, ponendo così fine ad una strage che poteva avere conseguenze peggiori.

Le parole dei compagni increduli descrivono Jaylen come un ragazzo sereno, popolare e ben inserito, bravo a scuola e nello sport, amava basket, wrestling e giocava nella squadra di football. Un gesto che istintivamente cerca spiegazioni nell’ultimo messaggio pubblicato su Twitter: «Non durerà, non potrà mai durare», riferito sembra a problemi con una ragazza che l’aveva respinto; o nel fatto che recentemente fosse vittima di atti di bullismo, pare avesse litigato con alcuni compagni il giorno precedente; o ancora nella sua passione per le armi da fuoco, con quella foto postata su Instagram che lo ritrae con un fucile in mano: «È il più bel regalo che abbia mai ricevuto per il mio compleanno. Amo i miei genitori». Motivazioni che servono per placare lo sgomento di un atto come questo, che lascia senza parole perché Jaylen era un ragazzo di prima liceo come tanti altri nel suo istituto, come i ragazzi sui quali ha puntato l’arma per sparare e quelli che impauriti sono fuggiti dall’edificio a mani alzate. Scena alla quale hanno assistito le forze di polizia intervenute prontamente sul posto con alcune ambulanze (venti auto della polizia e una decina le ambulanze), dopo aver ricevuto la segnalazione alle 10:45 circa. Gli insegnanti hanno seguito il protocollo adottato nelle scuole americane in casi come questo, chiudendosi nelle aule con gli studenti, uscendone solamente nel momento in cui gli agenti hanno comunicato il codice segreto ricevuto dai professori all’inizio dell’anno. Protocollo resosi necessario non solo per proteggere ma anche per verificare se qualcuno dei presenti stia tentando di scappare armato mescolandosi tra la folla. Infatti i ragazzi sono stati fatti uscire uno ad uno e, dopo il controllo, sono stati scortati dagli agenti, fatti salire sugli autobus in attesa e trasportati in una chiesa locale dove finalmente poter riabbracciare i familiari. A Marysville sono arrivati anche gli agenti dell’Ufficio federale di investigazione (FBI) in supporto alle autorità locali, e il presidente Barack Obama è stato informato dell’accaduto.

Paola Mattavelli
25 ottobre 2014

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