Tibet manifestazione avvolta dalla violenza

Pechino ha accusato martedì dei gruppi stranieri di essere intenzionati a destabilizzare le autorità affermando che la polizia cinese ha aperto il fuoco su una manifestazione di tibetani non armati nel sud-ovest del paese, facendo almeno un morto e decine di feriti. Queste violenze lunedì in una regione della provincia di Sichuan, la più grave dopo le sommosse anticinese del 2008 nel Tibet secondo quanto riportato da una ONG (Organizzazione non governativa), hanno spinto il governo a uscire dall’abituale silenzio che lo caratterizza.

“I tentativi di gruppi pro-Tibet a l’estero possono mutare la verità e discreditare il governo cinese ma non riusciranno nel loro intento” ha sentenziato il diplomatico cinese, Hong Lei. Secondo l’organizzazione di difesa tibetana, le forze hanno aperto il fuoco lunedì su una manifestazione che riuniva dei tibetani non armati non lontano dal monastero di Drakgo, nella prefettura tibetana di Ganzi. Gli spari delle forze dell’ordine hanno provocato una decina di feriti secondo dei testimoni, facendo anche tre morti secondo l’ONG Free Tibet. Il governo tibetano in esilio, il cui seggio è a Dharamsala (India) ha evocato un bilancio di 6 possibili morti tra i partecipanti. Le forze dell’ordine hanno dichiarato che una banda formata da monaci e altri dieci civili, tra le quali alcuni armati di coltello, hanno distrutto due veicoli della polizia. ”Il governo cinese continuerà a lottare contro la criminalità e a mantenere l’ordine pubblico” ha promesso Hong Lei. Gli scontri hanno provocato un morto e quattro feriti dal lato dei manifestanti e cinque feriti da parte delle forze dell’ordine ha poi precisato Hong Lei. Secondo Free Tibet la manifestazione costituisce una risposta all’arresto dei tibetani accusati di aver distribuito dei volantini con lo slogan : “Il Tibet ha bisogno di libertà”. In meno di un anno più di quindici Tibetani hanno messo fine alla propria vita o hanno tentato di farlo per protestare contro la repressione della libertà di culto nelle religione tibetane in Cina. “Le forze situate all’estero favorevoli all’indipendenza del Tibet hanno sempre inventato delle voci e modellato a proprio piacimento la realtà per discreditare il governo cinese” ha ripetuto Hong. Le autorità conservano nei pressi del monasteri di Dragko un impressionante dispositivo di sicurezza, che comprende centinaia di uomini per la sicurezza. La Cina afferma di aver liberato pacificamente il Tibet nel 1951 e di aver migliorato la sorte dei tibetani fornendo dei fondi per lo sviluppo economico di questa regione isolata e avvolta dalla povertà. Numerosi tibetani non sopportano più quello che concepiscono come un vero e proprio dominio degli Han, un etnia fortemente maggioritaria in Cina e la loro repressione nei confronti della religione e della cultura.         

Manuel Giannantonio

25 gennaio 2012

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