Gerusalemme: morta neonata falciata da palestinese vicino ad Hamas

Gerusalemme: morta neonata falciata da palestinese vicino ad Hamas

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GERUSALEMME — La modalità di quello che potrebbe essere un incidente non sembra lasciar dubbi sul fatto che si sia trattato di un attentato, come l’identità di chi ieri alle 18:00 ha puntato dritto sulla folla di passeggeri alla fermata del tram. Un palestinese legato ad Hamas era alla guida dell’automobile che ha ucciso una neonata di tre mesi, travolta con la madre e morta in ospedale dopo essere stata gravemente ferita nell’impatto insieme ad una decina di israeliani, due dei quali sono in gravi condizioni. Nel video si vede chiaramente la macchina che sterza improvvisamente per puntare a folle velocità verso le persone ignare di quello che sta per accadere, oltrepassando il marciapiede per poi colpire come un proiettile impazzito i passeggeri in discesa. Al volante Abed Abdelrahman Shaludeh, ventunenne conosciuto alle forze dell’ordine per precedenti periodi di detenzione in Israele per «reati contro a sicurezza», che ha pigiato il piede sull’acceleratore proprio nel momento in cui il tram è alla fermata nota come «Collina delle Munizioni» nel quartiere di Sheikh Jarrah, una fermata non molto distante dal comando della polizia e dalla linea verde che divideva la città tra est ed ovest fino al 1967. Il ragazzo ha poi tentato di scappare a piedi ma è stato colpito dagli agenti intervenuti sul posto che hanno sparato per fermarlo, decedendo in seguito per le ferite riportate.

Un’azione del genere rientra nei cosiddetti attacchi «ad alta velocità», ultima di una serie dove il veicolo diventa una bomba da lanciare. Ad agosto un episodio analogo si era verificato nella stessa zona; qui a morire era stato un uomo di ventinove anni, il mezzo un trattore, l’autista un operaio palestinese. Inoltre il tram leggero, voluto dall’attuale sindaco Nir Barkat, è diventato un bersaglio da attaccare e sabotare, emblema di un’unificazione di Gerusalemme sotto il governo dello Stato di Israele, e la zona est di Gerusalemme è ormai al centro di dure proteste da parte dei palestinesi. Negli ultimi tre mesi i disordini sono spesso sfociati in scontri con la Polizia sulla Spianata delle Moschee e nel vicino quartiere Silwan (Shaludeh era originario proprio di questo rione), luoghi dove sta aumentando l’attività di colonizzazione ebraica.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha subito ordinato l’invio delle forze di sicurezza israeliane, ricorrendo anche a sistemi di protezione e di sorveglianza tecnologicamente all’avanguardia (tra cui il monitoraggio dei tram con telecamere). Le sue parole per commentare l’accaduto sono state le seguenti: «Ecco come si comportano i partner del presidente palestinese Abu Mazen, che ancora pochi giorni fa ha incitato a colpire gli ebrei a Gerusalemme». Per Netanyahu sarebbe lui il vero responsabile di questo atto terroristico, un «agitatore di queste efferate azioni contro Israele» perché con i suoi discorsi intrisi di odio spingerebbe alla violenza.

Per Hamas è invece «una conseguenza naturale» della politica israeliana sulla Spianata delle Moschee e in un comunicato ha espresso compiacimento per l’attentato.

Dagli Stati Uniti arriva una dura condanna per l’attacco compiuto, esprimendo «le nostre profonde condoglianze alla famiglia della bambina, una cittadina americana secondo quanto riferito, uccisa nell’attentato e preghiamo per il pieno recupero dei feriti» attraverso le parole di Jennifer Psaki, portavoce del Dipartimento di Stato, che ha esortato però entrambe le parti a mantenere la calma ed evitare un’escalation della tensione.

A Gerusalemme il rischio è appunto che azioni come queste facciano degenerare una situazione già tesa e compromessa da mesi di violenze. Un equilibrio non facile da raggiungere e mantenere, una polveriera in costante allerta dove la miccia è sempre pronta ad accendersi.

Paola Mattavelli

23 ottobre 2014

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