Mali minacciato da una nuova ribellione

L’insurrezione dei tuareg, nell’immensità del deserto sahariano, e da considerarsi di nuovo una minaccia? Mercoledì 18 gennaio i ribelli del movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad (MNLA) –una regione nel nord del mali- hanno lanciato un’offensiva a Aghelhok e Tessalit, due città situate vicine ai confini con l’Algeria. I ribelli avevano già provato di impadronirsi di Menaka, al confine con il Niger, prima di essere stati respinti dalle forze della sicurezza del Mali.

Gli attacchi rivendicati dai ribelli hanno provocato 47 morti, secondo i dati del governo maliano, di cui due vittime appartenenti all’esercito Se gli scontri tra comunità tuareg e il potere maliano non rappresentano una novità, il braccio di ferro tra Bamako e gli “uomini blu” risale all’indipendenza del paese avvenuta nel 1960, resta da conoscere quali siano le vere motivazioni di questi nuovi attacchi che sono avvenuti a quattro mesi dalle presidenziali. Per l’esercito maliano non ci sono dubbi: la riapertura del dossier tuareg è legata intrinsecamente al conflitto libanese e al ritorno di vecchi mercenari tuareg che sono stati arruolati dalla legione islamica di Mouamar Kadhafi. I tuareg sono presenti in larga parte nell’Africa del nord-ovest. La loro zona di popolamento tradizionale si estende su circa 2,5 milioni di Km², sostanzialmente l’equivalente dell’Europa occidentale. Sono divisi in cinque tra cinque stati : Burkina Faso, Algeria, Niger, Mali e Libia. Chiaramente il ritorno di questi vecchi ribelli non è stato accolto con entusiasmo dalle autorità del Mali. “Sono rientrati nel Mali, pesantemente armati, allenamenti e preparati al combattimento e scolarizzati” evidenzia lo specialista dell’Africa all’istituto delle relazioni internazionali e strategico Philippe Hugon. Precisa inoltre che : “Più pericolosi delle generazioni di combattenti precedenti, si sono presi molto sul serio per il potere in atto” . Appare dunque quasi impossibile instaurare un dialogo tra le autorità e i ribelli, chiara la prova in questo senso dell’impiego dell’esercito da parte del paese.  “ In realtà penso che la MNLA preoccupa Bamako, non solo per la loro capacità in materia di combattimenti  ma anche perché sono un entità sconosciuta. Non conosciamo nessuna struttura , e nessun capo e nemmeno la solidità della loro formazione” spiega Philippe Hugon. Effettivamente tutto ciò che si conosce di questa organizzazione è che è nata come formazione politico militare alla fine del 2011dalla fusione di alcune fazioni tuareg del Nord- mali. Questa ribellione e il frutto di rivendicazioni politiche chi si sono sempre scontrate per la colonizzazione francese. Altre particolarità molto preoccupanti per Bamako sono le inclinazioni all’indipendenza mentre rivendicavano una migliore integrazione al potere centrale sperano di impossessarsi del potere stesso per creare uno stato autonomo nella regione di Azawad bersaglio dei tuareg. Preoccupato di preservare la propria integrità territoriale, il Mali esclude di dare seguito a questa nuova rivendicazione che si aggiunge a una lunga lista. Il presidente Amadou Toumani Touré che gode del sostegno della popolazione ostile agli scontri armati ha affermato: “Bamako non cederà”. Philippe Hugon a tal proposito sottolinea che :”Potrà comunque in ogni caso fare ricorso alla cooperazione regionale per ottenere una riattivazione maggiore di questo movimento”. Il Mali dunque si chiede quale sarà la nuova dimensione che il nuovo conflitto assumerà ?     

Manuel Giannantonio

21 gennaio 2012

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