Siria: proseguono i colpi contro lo Stato islamico

Siria: proseguono i colpi contro lo Stato islamico

I raid aerei condotti da una settimana in Siria dagli Stati Uniti e dagli alleati arabi contro l’ISIS sono un regalo per i ribelli moderati che lottano sia conto l’ISIS sia contro il Presidente Assad.

article_hama-syrieQuesti ribelli sostenuti dall’Occidente non sono al corrente dei colpi contro l’ISIS e si confrontano con l’incomprensione di numerosi siriani. Il sostegno che hanno trovato presso la popolazione nella lotta contro Assad potrebbe dunque essere rimesso in questione.

“C’è una collera popolare contro di noi”, afferma il comandante ribelle Ahmed al Seoud che ha lasciato l’esercito siriano due anni fa per dirigere un gruppo chiamato “13° divisione”.

Questo gruppo appartiene all’Esercito siriano libero (ASL), un insieme di gruppi non islamici di cui alcuni sono sostenuti dagli Stati Uniti e dai paesi del Golfo. Questo gruppo rivendica 1 700 combattenti ma resta sprovvisto di scarpe e di armi nonostante il sostegno ricevuto. Noto per essere sostenuto dall’Occidente, è considerata dalla popolazione come favorevole ai raid aerei come spiega Ahmed al Seoud.

“Sosteniamo i raid aerei contro l’ISIS e contro il regime”, ha dichiarato durante un incontro avvenuto nei pressi della frontiera siriana. Gli Stati Uniti dichiarano di non voler far nessuna vittima mentre i siriani hanno manifestato venerdì contro i raid in diverse regioni del paese sotto il controllo dei ribelli, come rivelato da alcuni video pubblicati su YouTube. Questi spiegano che non hanno interessi a riprendere terreno all’ISIS finché non saranno rassicurati che l’esercito siriano non li attaccherà. Per ora, la coalizione non ha previsto di fornire una copertura aerea ai ribelli nel nord della Siria.

Non è nel nostro interesse combattere l’ISIS a questo punto perché qualche Tomahawks li bombarda (…) senza essere sicuri che il regime ha totalmente perso la supremazia aerea su di noi“, ha spiegato Abu Abdo Salabmane, membro dell’ufficio politico dell’esercito dei Mujhaddin, un gruppo affiliato all’ASL che rivendica 7 000 membri.

Washington aggiunge che “non potrà mobilitare alleati sul territorio senza proporre un piano completo per l’ISIS e il regime”. Alcuni ribelli evidenziano che Washington ha informato il governatore siriano dall’inizio dei raid ma non loro mentre le posizioni dello Stato islamico sono quelle di di bombardare l’Est siriano, non accade nulla sul fronte nei pressi di Aleppo, dove i gruppi dell’ASL, combattono per contrastare l’avanzata delle forze governative. Se la coalizione condotta da Washington ha coordinato l’azione militare contro l’ISIS con i ribelli nella provincia di Aleppo il generale americano Martin Dempsey, capo di Stato maggiore, ha dichiarato che una forza d’opposizione comprende tra i 12 000 e 15 000 sarà necessaria per riappropriarsi delle zone sotto il controllo dello Stato islamico.

Così, nonostante l’aiuto finanziario e militare, il movimento non dispone ancora di un arsenale necessario per impiegare i suoi circa 5 000 combattenti, ai quali versa un salario di circa 100 dollari al mese, come spiegato da uno dei combattenti, Abou Abdallah.

Di Manuel Giannantonio

([email protected])
01 Ottobre 2014

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