La Casa Bianca è preoccupata delle azioni della Mossad in Iran

L’assassinio del quinto scienziato iraniano martedì scorso ha generato una severa reazione americana. Gli Stati Uniti fanno sapere apertamente in questi ultimi giorni la loro esasperazione nei confronti dei servizi segreti israeliani. Temono che possano coinvolgerli in un conflitto catastrofico con l’Iran, nel periodo elettorale. Il presidente Obama, ha chiamato il giorno successivo dell’incidente, Benyamin Netanyahou per garantire ufficialmente il sostegno da parte degli Stati Uniti nei confronti di Israele.

Inoltre importanti esercitazioni missilistiche congiunte previste per questa primavera sono state posticipate per questioni di bilancio. L’amministrazione Obama ha anche reso noto alcune imbarazzanti tattiche usate dalla Mossad ( Agenzia di Intelligence ). Secondo il magazine Foreign Policy, alcuni agenti israeliani sono stati reclutati dall’organizzazione Sunnita pachistana Jundallah facendosi passare per membri della CIA. Lo stratagemma scoperto tra il 2007 e il 2008 provocò la furia dell’allora presidente George W.Bush, che nonostante ciò non fece nessuna azione. Poco dopo il suo arrivo a Washington nella Casa Bianca Obama, ridusse la cooperazione con la Mossad prima di rivedere determinati aspetti. Questa settimana l’amministrazione americana ha condannato l’assassinio di Mostafa Roshan. Il Wall Street Journal ha apertamente divulgato tra le sue pagini, lo stato di frustrazione dei responsabili dell’Intelligence americana. Gli Stati Uniti dovrebbero quanto meno essere più meticolosi nello scoprire e analizzare le attività della Mossad dato che le intenzioni di Israele non sono sempre così chiare. Tra i due alleati la consapevolezza e la percezione circa la pericolosità che rappresenta l’Iran non è certamente la stessa. A Washington ci sono ancora dubbi sul fatto che l’Iran voglia effettivamente intraprendere la strada verso l’armamento atomico. L’assassinio dello scienziato e l’esplosione misteriosa avvenuta in una base missilistica vengono considerati come una provocazione inutile ma che potrebbe convincere Teheran ad accelerare la realizzazione del suo piano nucleare. C’è anche il timore che un attacco israeliano provochi delle rappresaglie da parte delle milizie Sciite iraniane, contro l’ambasciata americana a Bagdad più vulnerabile dopo la partenza dei militari americani che la circondavano. L’annuncio dell’arricchimento della produzione dell’uranio a Fordow viene considerato a Tel Aviv come una vera e propria linea rossa. Israele teme che il presidente degli Stati Uniti, non sia completamente schierato con loro, mentre gli attuali candidati repubblicani parlano tranquillamente di bombardare l’Iran. Il capo della difesa Martin Dempsey, si recherà questa settimana a Israele per cercare di convincere Netanyahou di non effettuare nessun tipo di attacco militare nel complesso nucleare iraniano. Per ora in seguito alle richieste effettuate dal capo della difesa non sono giunte risposte.

Manuel Giannantonio

17 gennaio 2012

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