Obama e l’ISIS, strategie e controstrategie

Obama e l’ISIS, strategie e controstrategie

Il Presidente degli Stati Uniti si appresta a preparare qualcosa di terribilmente pericoloso nella terra di Assad. L’escalation della propaganda del terrore proliferata dall’ISIS (lo Stato islamico in Iraq e in Siria), ha modificato le strategie adoperate fino ad oggi dal governo americano.

ImageProxy.mvcGli sforzi compiuti dall’amministrazione Obama per favorire un cambiamento del regime in Siria, sembrano decisamente essersi ritorti contro i proprio maestri. Persino i media americani riconoscono che i ribelli siriani “moderati”, per i quali Obama vuole spendere più di 500 milioni di dollari, sono praticamente inesistenti. Sono sempre stati un miraggio, creature della propaganda occidentale. Gli islamisti erano l’unica forza che poteva rimettere in causa l’esercito siriano sul campo di battaglia, e ora di fronte all’ISIS, il Presidente Obama non sa davvero che pesci pigliare.

Certo, gli Stati Uniti possono bombardare le posizioni occupate dallo Stato islamico in Siria, e prepararsi proprio in questo senso, non è questa l’idea che ha in testa il 44° Presidente americano. Tre anni fa, quando Obama, ha lanciato la guerra contro la Siria, il piano era che gli jihadisti musulmani versassero il loro sangue per il rovesciamento del regime di Assad. Una volta che questo terribile atto veniva realizzato, era sensato permettere alle forze della NATO e ai re corrotti della penisola arabica, di scegliere i futuri dirigenti della Siria.

Simile, il piano previsto in Libia, dove la NATO e i gruppi che agivano congiuntamente con essa erano finanziati e armati dalle monarchie arabe responsabili della caduta di Gheddaffi. Tuttavia, i jihadisti libici non sono riusciti a cooperare con il regime dell’impero.  Ad oggi, le truppe americane sul territorio sono inaccettabili per le persone della regione. Obama si dice convinto che gli Stati Uniti schiacceranno lo Stato islamico, ma sarebbe come sopprimere qualsiasi speranza che il suo paese possa raggiungere l’obiettivo strategico di cambiamento del regime in Siria.

Se la volontà di Obama è così certa, il migliore alleato per concretizzare questo progetto sarebbe proprio il Presidente Assad, il cui esercito fino ad ora, ha prevalso contro ogni tipo di jihadista, compreso l’ISIS. Obama dunque, dovrà necessariamente coordinare i movimenti con l’esercito siriano. Certamente, una prospettiva poco allettante.

Probabilmente mente, proprio come fece l’amministrazione Bush attribuendo a Saddam Hussein responsabilità per gli attacchi alle torri gemelle dell’11/9. L’obiettivo degli Stati Uniti non era di vendicare l’attentato ma di attaccare l’Iraq. Allo stesso modo, Obama è costretto a fronteggiare l’ISIS per il controllo occidentale, anche se il suo obiettivo resta la caduta del regime di Assad. E per raggiungere tale scopo, progetterà qualsiasi strategia con la copertura della lotta all’ISIS. Potete scommettere che la CIA è impaziente di trovare un pretesto per fare di questa sconfitta strategica degli Stati Uniti, un motivo per attaccare la Siria direttamente. Una prerogativa che rende questa guerra così pericolosa.

 

Di Manuel Giannantonio

([email protected])

22 settembre 2014

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