Siria: dietro le armi del regime c’è l’iran?

Dura l’accusa che gli Usa hanno rivolto al regime siriano ad al governo iraniano. Secondo un funzionario statunitense, Washington ha motivi per credere che Teheran stia garantendo alle forze siriane attrezzature militari di sicurezza “comprese le munizioni”.

Secondo gli Usa  è certo che vi sia questa possibilità in quanto la recente visita a Damasco del generale iraniano Qasem Soleimani, comandante della forza speciale Quds delle Guardie rivoluzionarie, che ha incontrato anche Assad, lascia presagire che l’Iran stia fornendo le armi a Damasco per fermare le proteste.
Iran e Siria sono i due paesi sui quali è concentrata la maggior attenzione “politico-sociale” internazionale in questi ultimi mesi. Entrambi i paesi hanno subito pensanti sanzioni economiche, da una parte, in Siria, volte a fermare la repressione anti-Assad (che fin ora ha causato almeno 6.000 vittime) dall’altra, in Iran, per far si che sia dato un programma dettagliato sul nucleare. Fin ora Teheran che le ricerche sul nucleare sono per un uso civile, ma molti altri paesi credono che invece si nasconda la possibilità di costruire la bomba atomica, l’Onu ha comunque dato all’Iran un ultimatum, che scadrà a marzo, per render noto il suo programma nucleare e dissipare così ogni dubbio.
Intanto gli Usa nelle ultime settimane hanno portato navi da guerra, portaerei e sottomarini nei pressi del Golfo per scongiurare la possibilità, come annunciato dall’Iran, che lo stretto di Ormuz tratto di mare attraverso cui transita il 40% del petrolio mondiale, potesse venir bloccato dagli uomini del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad.
Guerra, civile, sembra invece già esser in atto in Siria dove quella che fin ora è stata chiamata repressione negli ultimi giorni sta prendendo le caratteristiche proprio di una vera e propria guerra civile. Soldati lealisti contro esercito dell’opposizione si scontrano ogni giorno, i civili continuano a morire a decine ed il lavoro degli osservatori della Lega Araba si è rivelato inconsistente, tanto che due di loro si sono prematuramente ritirati per motivi etici: affermando che il loro era un lavoro che favoriva i crimini del regime e non i diritti dei cittadini.
Anche la Russia è presente militarmente nel Golfo, negli scorsi giorni ha inoltre espresso sostegno al governo di Damasco. Venti di guerra o precauzione? Secondo il New York Times l’amministrazione Obama ha affermato che “la chiusura dello Stretto di Ormuz significherebbe superare la linea rossa”, e gli Stati Uniti “non rimarrebbero certo con le braccia incrociate”. Il capo delle forze armate nordamericane, il generale Martin Dempsey, ha annunciato che innanzi ad una circostanza del genere, “si passerà subito all’azione”.

Enrico Ferdinandi

14 gennaio 2012

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