Storica interruzione di conflitti in Birmania

Sessanta due anni di un conflitto armato ignorato dalla maggior parte del mondo. Dal 1949, una parte dell’etnia Karen, popolo che vive principalmente in una regione confinante con la Tailandia e la Birmania, ha impugnato le armi per lottare contro il potere di Rangoun e rivendicare la creazione di uno stato autonomo. Come risposta l’armata Birmana si è resa protagonista di abusi negli stati di Kayah e di Kayin, nell’est del paese. Migliaia di vittime innocenti e di abitanti pacifici sono stati deliberatamente cacciati dai loro villaggi e spesso costretti ai lavori forzati, soprattutto dopo l’instaurazione della dittatura nel 1962. I soldati dell’Armata di Liberazione Nazionale (KNLA) aiutati da alcune etnie birmane combattevano per la liberazione.

Numerosi Karen si sono rifugiati in Tailandia. Tagliati dal mondo, e isolati nel loro dolore i Karen sono restati per molto tempo nel silenzio anche se un personaggio del calibro di Sylvester Stallone nell’ultimo capitolo della sua famosissima saga Rambo, ha permesso agli Stati Uniti di raggiungere una certa consapevolezza sullo stato delle cose in questa parte del mondo, su come la dittatura birmana tratta le etnie in minoranza. Alcuni accordi storici sono stati conclusi tra i rappresentanti di Rangoun e i 19 membri della delegazione dell’Unione Nazionale Karen (KNU)  hanno stipulato la fine delle ostilità tra lo KNLA e le forze del governo con la conseguente apertura di discussioni circa il regolamento politico e l’autonomia progressiva della regione. Per Rangoun la principale motivazione è di ordine economico. La risoluzione dei conflitti etnici è una delle condizioni fissate dagli occidentali insieme alla revoca di sanzioni ancora in vigore e il potere birmano attuato sulla costruzione di una zona industriale speciale di Dawei, un progetto  che ammonta a 50 milioni di dollari, senza precedenti nella storia del sud est asiatico. Si tratterà di un immensa zona portuaria che comprenderà un porto marittimo, una raffineria di petrolio, una centrale termica a carbone, e una fabbrica petrolchimica, nella regione di Tanintharyi, nel sud della Birmania ai confini con la Tailandia. Il vero obiettivo del progetto è quello di diventare a breve un collegamento economico tra l’India e la Cina. La dittatura birmana sta subendo cedimenti importanti, ci auguriamo che Aung Sann Suu Kyi possa davvero portare un ulteriore cambiamento significativo alle prossime elezioni con il suo vento di democrazia.

Manuel Giannantonio

13 gennaio 2012

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