Siria, e’ guerra civile: bloccati attivisti al confine turco

 Durante una conferenza stampa con il segretario americano Hillary Clinton anche il primo ministro del Qatar Sheikh Hamad bin Jassem bin Jabor Al Thani, ha espresso i suoi dubbi in merito all’efficacia del lavoro svolto fin ora dagli osservatori della Lega Araba in Siria: “Francamente parlando non vedo il successo della missione”.  La Clinton ha invece affermato: “Penso sia chiaro sia a me che al primo ministro del Qatar che la missione di monitoraggio della Lega Araba non può continuare a tempo indeterminato”.

Difatti è stato deciso che la missione si concluderà il prossimo 19 gennaio le motivazioni? Scarsa, quasi nulla, collaborazione del governo siriano. Pochi giorni fa uno degli oltre 150 osservatori delle Lega Araba si era ritirato affermando di considerare questa missione come una farsa che serve solo a coprire le barbarie causate da una repressione che dovrebbe esser fermata il prima possibile.
Oggi arriva la notizia di un altro osservatore che si è ritirato, si tratta dell’algerino Anwar Malik , queste le sue parole: “Ho capito che non appartenevo a nessuna missione indipendente di monitoraggio della situazione, che stavo dando al regime ulteriore tempo per uccidere e che non avevo possibilità di fermare le uccisioni”.
Il capo della missione degli ossevatori, Mohammed Al-Dabi, si è giustificato dicendo: “Anwar Malik, avrete sentito parlare di lui, ha rilasciato interviste a diverse emittenti. Questa persona non ha mantenuto la promessa del silenzio stampa. Ma questa non è la cosa essenziale, ciò che bisogna sapere è che ha mentito”.
La repressione sembra trovare così nuovi inusitati confini.
Intanto continuano gli scontri in Siria, nelle ultime 24 ore si contano almeno 22 morti in quella che sta diventando sempre più una guerra civile: l’esercito siriano ha bombardato Homs e Idlib mentre un convoglio, contenente circa 200 oppositori al regime che volevano entrare in Siria dal confine turco, sono stati bloccati dalle autorità di Damasco e Ankara.

Si tratta di residenti in Bulgaria, Olanda e Francia che volevano entrare nel paese per dare aiuto agli altri attivisti nelle manifestazioni anti-Assad fornendo loro cibo e materiali di prima necessità, aiuti umanitari. La loro iniziativa era partita da Facebook.
Uno di loro, Muhyedin Lazikani, ha dichiarato: “Veniamo con cibo, medicine, coperte, per dare tutto qusto al popolo sotto assedio in Siria. Siamo pronti a mettere le nostre tende e rimanere qui tutto il tempo che sarà necessario. Stiamo osservando persone che muoiono, donne, bambini e anziani. Sono  troppe le persone  uccise in questo conflitto… solo perché il regime vuole restare al potere. Chiediamo l’intervento militare straniero, creando una zona di sicurezza per le persone che vogliono fuggire”,
Si fa sempre più viva la possibilità di un intervento militare da parte delle Nazioni Unite, sulla scia di quanto successo in Libia.
Sta di fatto che mentre la Lega Araba perde pezzi, il regime cerca di coprire i suoi crimini e le Nazioni Unite cercano di stabilizzare la situazione senza dover ricorrere alla forza, chi ne fa le spese sono le decine di uomini e donne che ogni giorno muoiono nel corso degli scontri. Una guerra civile che deve esser fermata.

di Enrico Ferdinandi

13 gennaio 2012

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