Stati Uniti: Obama e la distruzione dello Stato islamico

Stati Uniti: Obama e la distruzione dello Stato islamico

Secondo alcune fonti vicine all’amministrazione Obama, il governo americano si appresta a lanciare contro lo Stato Islamico in Iraq e in Siria una campagna militare che potrebbe distribuirsi in tre anni e quindi prolungarsi oltre la fine del mandato del 44° Presidente Americano.

video-obamamarathon-day2-articleLargeLa prima fase di questa campagna è quella aerea. Già iniziata con circa 145 raid aerei in un mese, si pone come protezione per le minoranze etniche e religiose e per i cittadini americani delle ambasciate. La fase successiva, che prenderà il via dopo la formazione di un governo iracheno pluralista, è prevista per questa settimana. Si tratta di formare, consigliare ed equipaggiare l’esercito iracheno, i guerrieri curdi, e probabilmente altri membri delle tribù sunnite.

L’ultima fase, la più complessa e controversa da un punto di vista strettamente politico, consisterà nello smantellamento dell’esercito terrorista e del santuario siriano, e non dovrebbe iniziare prima della fine del 2° mandato di Obama. Alcuni strateghi del Pentagono si attendono tre anni di guerra come minimo. Oggi, Obama si indirizza ai suoi concittadini per illustrare l’offensiva contro i ribelli sunniti nel Medio Oriente, e tenterà di rassicurare gli Americani. “Voglio che la gente comune comprenda”, ha dichiarato Barack Obama in un’intervista alla NBC.

Questa operazione militare preparata da Obama non ha precedenti. Contrariamente alle operazioni contro il terrorismo nello Yemen e in Pakistan (una su tutte la cattura di Bin Laden ad Abbottad), non dovrebbe prevedere l’invio di droni. E contrariamente alla guerra afgana, non ci sarà l’invio di truppe sul territorio, come promesso da Obama. Nulla a che vedere con la guerra del Kosovo condotta dal Presidente Clinton e dalla NATO nel 1999, circoscritta a 78 giorni di intensa attività aerea strategica.

Restano sconosciute le modalità con le quali verrà organizzata questa operazione. Secondo alcuni alti funzionari americani, la lista dei paesi partecipanti comprende per ora la Giordania, che ha offerto aiuto ai servizi segreti e l’Arabia Saudita, capace di influenzare le tribù sunnite in Iraq e in Siria e che finanzia i ribelli siriani moderati. La Germania ha offerto l’invio di armi in Kurdistan. Tuttavia, le inquietudini sollevate dall’eventuale ritorno sul territorio dei jihadisti potrebbe convincere presto il Regno Unito, l’Australia, la Danimarca e la Francia a raggiungere questa coalizione.

Di Manuel Giannantonio

([email protected])

10 Settembre 2014

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