Malagiustizia: due fratelli nel braccio della morte dichiarati innocenti dopo 31 anni

Malagiustizia: due fratelli nel braccio della morte dichiarati innocenti dopo 31 anni

malaTutto iniziò nel 1983 a New York, quando Henry McCollum e il fratellastro Leon Brown furono imprigionati all’età di soli 19 e 15 anni, accusati di aver stuprato e ucciso l’undicenne Sabrina Buie. Tutti e due semi-analfabeti erano stati facilmente convinti a firmare una confessione che li portò nel braccio della morte della Carolina del nord. Ma 31 anni più tardi, il 50enne Henry e il 46nne Leon Brown sono tornati finalmente liberi dopo che il giudice Douglas Sasser li ha definiti “innocenti”. Nel 1983, in una stagione in cui il Paese era a favore della pena di morte, furono condannati sulla base di prove indiziarie, ma senza prova tangibile: né un’impronta digitale, né testimoni. I legali che li hanno sostenuti sono membri del Center for Death Penalty Litigation, un’associazione di avvocati che per beneficenza difendono detenuti in “sospetto di innocenza”. Pochi giorni fa, precisamente il 2 Settembre, il giudice ha annunciato la liberazione dei due detenuti e nell’aula di Lumberton sono stati in molti a scoppiare a piangere, tra cui i familiari dei due detenuti e gli stessi avvocati che avevano creduto in loro.

20140903_77716_Leon-Brown---2A salvarli da questa ingiustizia è stato il Dna. Sotto il corpo della bambina infatti sono state trovate delle cicche di sigaretta che portavano il dna di un altro detenuto, un tale Roscoe Artis, di 73 anni, anche lui nel braccio della morte per tre stupri e un omicidio. Oltre al suo Dna, la rianalisi degli oggetti raccolti sul luogo dell’omicidio ha dimostrato la presenza di sue impronte digitali su una lattina di birra, accanto al cadavere. La bambina era stata uccisa soffocandola con il suo stesso reggiseno, che le era stato spinto in gola. A seguito di questa tragedia l’opinione pubblica chiese ovviamente giustizia, e i due polizotti interessati solo a chiudere apparentemente il caso, ma non a risolverlo realmente, presero Henry e Leon (due ragazzi sofferenti di ritardo mentale, con un quoziente di intelligenza intorno al 50), e li convinsero che erano stati loro a ucciderla. I due fratelli firmarono anche delle confessioni, ma poi è stato rivelato che avevano firmato i fogli pensando che sarebbero stati liberi di tornare a casa.

Dopo la confessione dei due ottenuta con un subdolo inganno, le indagini furono chiuse e la storia fu dimenticata. Se il caso è stato riaperto è grazie a un ex detenuto che era stato in cella con Artis, il vero colpevole, il quale ha denunciato di averlo spesso sentito raccontare particolari dell’omicidio che solo il killer poteva conoscere e di averlo spesso sentito assicurare che i due condannati «non erano i veri colpevoli». Ieri mattina, il padre dei due ragazzi condannati ingiustamente, è andato a prenderli all’uscita della prigione, e ha detto che li porterà al mare: «Gli devo insegnare a pescare». La reazione di Henry, uscendo dal carcere con indosso gli abiti regalatigli dagli avvocati che l’ hanno liberato, è stata molto semplice: «Non dormivo da tanti giorni, per l’ansia. Ora vorrei farmi una bella dormita e domattina svegliarmi e essere davvero certo che sono tornato libero».

Le statistiche purtroppo confermano che in carcere finisce un gran numero di innocenti: non a caso anche in Italia si è formata una montagna di procedimenti per ingiusta detenzione o errore giudiziario, precisamente ben 2.369 ogni anno per un esborso pari a 46 milioni solo nel 2011.

Serena Panacchia

4 settembre 2014

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