Siria: Obama non ha ancora una strategia

Siria: Obama non ha ancora una strategia

Il Presidente americano ha escluso raid aerei a corto termine per attaccare i Jihadisti dello Stato Islamico (ISIS), che ha ucciso 160 soldati nel nord della Siria. Il numero di rifugiati siriani oltrepassa ormai 3 milioni di persone, come indicato dall’ONU.

indexNon abbiamo ancora una strategia”, Barack Obama ha riconosciuto la scorsa settimana senza mezzi termini che gli Stati Uniti non hanno ancora attaccato lo Stato islamico in Siria, tagliando corto sulle speculazioni circa imminenti raid aerei al termine di tre settimane di bombardamenti nel vicino Iraq contro le posizioni dei jihadisti ultra radicali che hanno ucciso 160 soldati. Il Presidente americano ha evidenziato che lavora su un progetto sia militare sia diplomatico per vincere l’ISIS, specificando che la cosa non sarà rapida e nemmeno facile.

Tuttavia, ha escluso colpi a lungo termine in territorio siriano dopo lunghi giorni di speculazioni alimentate dalle dichiarazioni dei responsabili del Pentagono mettendo in guardia contro un gruppo che ha “un savoir faire militare tattico e strategico sofisticato” e che va oltre la minaccia terroristica. L’esercito americano ha condotto un centinaio di attacchi aerei nel nord dell’Iraq dopo l’8 agosto. Attacchi che hanno permesso all’esercito iracheno e alle forze curde di riconquistare la zona strategica del Mossul in mano ai jihadisti.

Di fronte a un movimento che sbandiera la volontà di creare un califfato a cavallo tra la Siria e l’Iraq, il Pentagono lavora su diverse soluzioni efficaci. “Abbiamo bisogno di un progetto chiaro”, ha ammesso Obama durante una conferenza stampa presso la Casa Bianca. Prima di riunire in serata i membri del Consiglio di Sicurezza nazionale.

Il Presidente americano ha stimato che gli Stati Uniti non possono scegliere tra il regime siriano di Assad da una parte e gli Jihadisti ultra radicali dall’altra. L’amministrazione Obama, che ormai condivide con Damasco un nemico comune, si trova in una posizione delicata. Il governo siriano afferma di essere pronto a cooperare con Washington per lottare contro i Jihadisti, ma che qualsiasi colpo in Siria dovrà essere studiato con Damasco. “Continueremo a sostenere l’opposizione moderata poiché dobbiamo offrire alle persone in Siria un’alternativa oltre Assad”, ha affermato Obama.

I Propositi del Presidente hanno suscitato vive reazioni nel campo repubblicano. Obama ha inoltre ribadito la volontà di associare il Congresso ad un eventuale azione militare in Siria. Un anno fa il Presidente degli States annunciava che il paese era pronto a colpire obiettivi strategici in Siria per dissuadere Assad di dotarsi di armi chimiche.

Sostanzialmente, dall’inizio della guerra civile, più di tre milioni di siriani sono fuggiti dal loro paese come redatto dal bilancio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite in un comunicato.

Oltre ai rifugiati, la violenza si è tradotta con 6,5 milioni di sfollati all’interno del paese, che significa che circa il 50% di tutti i siriani hanno abbandonato il proprio domicilio. La maggior parte dei rifugiati siriani hanno trovato rifugio nei paesi limitrofi. Il Libano accoglie 1,14 milioni di siriani, la Giordania 608 000 e la Turchia 815 000.

Di Manuel Giannantonio

([email protected])

1 settembre 2014

 

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