Iraq, il dramma degli sfollati ed il rischio colpo di stato. Al Maliki schiera l’esercito a Baghdad

Iraq, il dramma degli sfollati ed il rischio colpo di stato. Al Maliki schiera l’esercito a Baghdad

IRAQ_-_cristiani_fuga_qarasoshIRAQ – Un nuovo dramma umanitario quello iracheno; dopo la guerra in Ucraina e a Gaza e Ebola in Sierra Leone, arriva la disperazione del conflitto anche per gli iracheni.

Da giorni gli sfollati yazidi – minoranza non islamica – e cristiani scappano dal nord del paese; coloro che sono riusciti a fuggire raccontano poi di atti barbarici: fosse comuni dove gli abitanti vengono gettati dentro vivi e continui rapimenti di donne da ridurre in schiavitù. Le vittime ammonterebbero già a 500 persone. A rivelarlo è il Ministro per i diritti umani iracheno Mohammed Shia al-Sudani.

La milizia terrorista colpevole di tutto questo è quella del nuovo stato islamico o Isis. Operanti tra Iraq e Siria, nel 2004 si affiliano ad al-Qaida ma ne vengono cacciati nel 2013 perché giudicati, persino da loro, troppo estremi. Proprio pochi mesi fa, giugno 2014, proclamano un proprio califfato sunnita con a capo il comandante dei miliziani: Abu Bakr al-Baghdadi che in questi giorni è arrivato a professare la caduta di Washington e Roma per mano Jihadista.

Mentre a nord gli sfollati scappano verso la Siria aiutati dai curdi che hanno aperto un corridoio, a Baghdad scoppia la disputa tra il Premier Nur al Maliki ed il Presidente Fuad Masum; con il primo che è arrivato a portare l’esercito dentro la città e ad asserragliarla. Maliki del partito sciita, che aveva vinto le elezioni ad aprile per il terzo mandato, è stato scaricato dalla sua maggioranza e dal Presidente; accusato di discriminazioni nei confronti della comunità sunnita e quindi di fomentare la causa dell’Isis. Il candidato successore dallo stesso partito sciita di Maliki e proposto da 130 deputati è Haider al-Abadi. Per il momento la leadership resta invariata, almeno fino a quando Abadi andrà a formare il nuovo governo, circa una trentina di giorni. Maliki fa sapere però che quanto avvenuto non ha nulla di legale e lo fa tramite facebook, aggiungendo che intraprenderà un’azione legale per impedire la cosa.

Dalla Casa Bianca Obama fa sapere che appoggia la nascita di un nuovo governo, uno che sappia “dare fiducia ai sunniti, fargli sentire di essere coinvolti in un governo più ampio, cosa che ora non succede”. Lottano su due fronti gli Stati Uniti: da una parte con l’invio di caccia, droni ed armi a supporto della resistenza curda; dall’altra cercando di agevolare la nascita di un governo diverso da quello attuale, cosa che lo stesso Obama conferma “la cosa più importante su cui sono ora focalizzato è la formazione di un governo iracheno”.

Intanto il Ministro degli esteri Mogherini – intervenendo a RaiNews24 – fa sapere che il governo, oltre all’invio di aiuti umanitari, sta anche “valutando una serie di altre iniziative in questi giorni che non riguarderanno probabilmente soltanto il ministero degli Esteri, ma potranno riguardare anche il ministero della Difesa”.

Matteo Campolongo
11 agosto 2014

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