Sierra Leone, tragedia ebola: aumenta il numero di contagiati e morti

Sierra Leone, tragedia ebola: aumenta il numero di contagiati e morti

Sierra-Leone-ebola-aumentano-contagiMentre il virus si estende anche in Liberia e in Guinea, la Sierra Leone è il paese che conta sicuramente più vittime al momento. Le difficoltà sono molteplici: il numero dei medici rispetto ai malati, la mancanza di esperti in malattie infettive ma soprattutto la difficoltà nel creare un cordone sanitario che blocchi l’avanzata del virus.

La popolazione cerca di scappare dall’infezione, rischiando però di propagare il contagio; aggiungiamo che la tradizione vuole che i morti siano lavati e sepolti dai familiari ed ecco che la situazione diventa veramente insostenibile, essendo la malattia molto più aggressiva dopo la morte. Il Ministro del Turismo Peter Konteh, raggiunto in un’intervista telefonica per La Repubblica, parla giustappunto delle difficoltà nel sensibilizzare i cittadini sul da farsi: “La gente ha paura” dichiara “Bisogna convincere la popolazione che i morti devono essere toccati solo dal personale medico protetto”.

E’ un problema di informazione, di risorse e di aiuti. Mentre viene dichiarato lo stato di emergenza, il governo conferma l’impossibilità di avere stime precise dei morti; chi si ammala spesso si reca dai guaritori nei villaggi vicini non avendo denaro per le medicine tradizionali, espandendo il contagio e limitando le possibilità di controllo.

La quarantena è stata allargata andando a sigillare parecchie zone e a creare una sorta di coprifuoco, la gente può uscire solo dopo svariati controlli per appurare la presenza del virus, ma è difficilissimo controllare tutto e tutti.

Intanto il paese crolla economicamente ed è un colpo terribile per una nazione che era in ripresa dopo la guerra civile del 2002. Mentre la British Airways sospende i voli per la Sierra Leone, gli investitori scappano ed il turismo svanisce. Risorse economiche che rappresenterebbero l’unica effettiva soluzione: “Abbiamo bisogno di denaro” – continua il Ministro Konteh – “per esempio per acquistare auto adatte a girare nei villaggi e sensibilizzare la gente e offrire loro prodotti per l’isolamento di casi sospetti”.

Intanto i Presidenti dei tre Stati si sono incontrati per stabilire una strategia comune ma, sia a livello organizzativo che economico, sono necessari aiuti. Ed è, infatti, un’invocazione d’aiuto quella del Ministro: “Mancano medici esperti di malattie infettive come Ebola, sia per la cura, sia per le strategie da mettere in campo per contenere la malattia. I malati che vengono diagnosticati e curati subito hanno buone possibilità di salvarsi. Ma se non c’è personale in grado di riconoscere i sintomi e fare la diagnosi i morti aumenteranno. Abbiamo poi bisogno di materiali e strumenti sanitari per poter intervenire in sicurezza, in isolamento e in sterilità”.

E’ il caso di riprendere l’appello di Gino Strada, fondatore di Emergency, e chiederci ancora una volta: perché nei paesi del terzo mondo non tutti ancora hanno diritto a una medicina di qualità?

Matteo Campolongo
6 agosto 2014

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