Stati Uniti: la disuguaglianza economica causa effetti globali

Stati Uniti: la disuguaglianza economica causa effetti globali

Le disuguaglianze sono in aumento negli Stati Uniti, dove la popolazione si mostra sempre più critica nei confronti delle spese meno prioritarie come il bilancio americano. Da questa situazione, dipende l’equilibrio economico mondiale.

usa-one-dollar-hdPer decodificare questo fenomeno che sembra essere stato messo da parte nella specificità americana, occorre ricordare che viviamo attualmente, in un mondo in cui l’umanità intera costituisce un insieme indivisibile, cimentato da una comunità di destini.

L’economia del mercato globale lega, quasi istantaneamente, un produttore di grano del Dakota e un pescatore di Tian-Jin. L’uno e l’altro ignorano l’esistenza di questa interazione della quale fanno inevitabilmente parte.

Un processo che è parte integra della globalizzazione, la quintessenza del XXI° secolo. Un pò come l’aria che tutti respiriamo, la stessa per tutti indipendentemente dalle origini e dalla geo localizzazione. In questo contesto, l’interdipendenza tra le disuguaglianze negli Stati Uniti e la sicurezza mondiale è in una nuova fase. Il mondo globale permette di ridurre gli scarti, su scala planetaria, tra gli Stati e gli individui, coinvolti nella corsa alla globalizzazione.

Un Americano abituato alla leadership mondiale del suo paese e che vede oggi ridursi le sue entrate, manifesta di fronte alla Casa Bianca per reclamare il ritiro delle truppe impiegate all’estero. L’ultimo paradosso della situazione è il rifiuto, viscerale, della globalizzazione a partire dagli strumenti spesso politicizzati.

L’impegno Americano su scala internazionale è ciclico. Il paese oscilla tra la tentazione dell’interventismo e l’isolazionismo (individualismo comportamentale, situazione geografica, ecc).

Nella storia Americana, la volontà di trasformare il mondo e il successo ottenuto in questo senso è senz’altro quello raggiunto da Roosevelt e Truman. Il primo ha sfruttato la tragica opportunità dell’attacco di Pearl Harbor, per aprire gli Stati Uniti al multilateralismo. Ha relegato l’idealismo democratico di Wilson alla messa in atto nella nuova geopolitica istituzionale (ONU) e la nuova stabilità economica su scala globale. Roosevelt invece ha scolpito la fisionomia del mondo poiché il suo successore Truman, ha adottato la proiezione a lungo termine della guerra fredda.

Da non dimenticare, il ruolo di Ronald Reagan, che nel 1987, ha messo da parte il testo preparato dai suoi collaboratori per dire spontaneamente di fronte alla porta di Brandeburgo: “Mr. Gorbachev, open this gate. Mr. Gorbachev, tear down this wall” (Signor Gorbaciov aprite questa porta. Signor Gorbaciov,abbattete questo muro). In questo modo, ha cambiato il mondo, facendo precipitare la caduta del comunismo.

Infine, George Bush ha colpito nella speranza gli Americani attraverso la paura legata al 9/11. Il 44° Presidente del paese, Barack Obama, sta cercando di incarnare la speranza universale per un mondo migliore.

A che punto è la situazione oggi? In uno dei suoi recenti interventi Obama ha fatto riferimento all’aforisma del martello e del chiodo: “Non è che siccome abbiamo il miglior martello dobbiamo sempre vedere ogni problema come un chiodo”.

Di Manuel Giannantonio

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30 Luglio 2014

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