Siria, osservatori prigionieri del sistema siriano

Continuano le polemiche sul lavoro degli osservatori della Lega Araba che oggi visiteranno altre tre città siriane per verificare che il governo di Damasco stia effettivamente attuando il piano di pace. Ieri ad Homs 50 osservatori hanno “passeggiato” per la città di Homs per verificare quanto detto. Il risultato? Nella giornata in cui nella città hanno manifestato 70.000 persone contro il regime di Bashar al-Assad, e almeno 30 cittadini sono stati uccisi dalle forze armate del regime, gli osservatori hanno dichiarato che non vi è “nulla di spaventoso. In alcune zone c’è un po’ di confusione ma niente di spaventoso”.

Parole queste che hanno scatenato le polemiche dei cittadini siriani, che accusano gli osservatori di svolgere un azione volta non a difendere i diritti dei cittadini che chiedono democrazia ma che cercano di mettere in buona luce il regime davanti agli altri paesi. Il problema più grande in Siria è che se il regime di Assad dovesse cadere allora si dovrebbe far i conti con i partiti integralisti che prendendo il potere potrebbero portare la nazione in una situazione ancora peggiore.

Burhan Ghalioun, leader del consiglio nazionale siriano da Parigi ha affermato: «Ho parlato con gli osservatori della Lega araba che sono arrivati ad Homs, abbiamo chiesto loro perché non siano andati al quartiere di Baba Amr, loro ci hanno risposto: “Abbiamo chiesto mezzi per spostarci e non ce li hanno dati, non abbiamo supporto logistico per arrivarci”. Sono dunque prigionieri del sistema siriano».
Sta di fatto che quanto detto dagli osservatori fin ora stride con quanto si vede nei filmati amatoriali dei manifestanti e con quanto raccontato dai giornalisti sul posto; Homs è una città martoriata da mesi, dove sono morte centinaia di persone e dove proprio l’altro ieri erano state uccise più di venti persone con alcuni bombardamenti, guarda caso, sferrati proprio prima dell’arrivo degli osservatori, si pensa per incutere terrore ed evitare possibili manifestazioni.
Oggi la delegazione visiterà le città Deraa, Hama e Idlib, dove le proteste anti-Assad sono state pesantemente represse e dove effettivamente non ci sarà un gran che da “osservare”.

di Enrico Ferdinandi

29 dicembre 2011

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