Siria, attentati di Damasco: ieri in migliaia ai funerali

Ieri si sono svolti i funerali delle 44 vittime degli attentati di Damasco presso la moschea di Omayyad. Migliaia di cittadini hanno partecipato alle preghiere funebri, e il ministro degli Affari religiosi, Abdel Sattar al-Sayyed ha letto prima della funzione liturgica un comunicato congiunto dei leader religiosi musulmani e cristiani dove si: ”denunciano gli attacchi criminali di ieri, gli omicidi, la distruzione e il sabotaggio, che sono parte del pericoloso complotto contro la Siria”.

Durante i funerali si sono svolte altre proteste contro Bashar al-Assad, ormai da oltre nove mesi i cittadini siriani sono vittime della repressione che il regime ha messo in atto per soffocare le rivolte “pro-democrazia”.
Come detto dallo scorso giovedì sono arrivati in Siria gli osservatori della Lega Araba che hanno  messo in dubbio la natura terroristica degli attacchi dello scorso giorno. Mentre in un primo momento si è puntato il dito contro al Qaeda, oggi è comparsa su internet una rivendicazione, subito smentita, dei fratelli mussulmani. La verità sembra esser quella raccontata dal Consiglio Nazionale siriano, unico movimento di opposizione, secondo cui il presidente Assad è il ”responsabile diretto” degli attentati.
Riad Asaad, leader dell’Esercito siriano libero, aveva dichiarato proprio ieri che: “dopo questi attacchi le strade di Damasco sono vuote e non è un caso che siano avvenuti proprio nel giorno in cui si attendevano migliaia di persone protestare per le vie della città. Non è un caso che i due attacchi siano avvenuti proprio nel giorno in cui inizia il lavoro degli osservatori della Lega Araba. Sostenendo che nel Paese c’è la mano di al-Qaeda si vuole impedire a questi osservatori di girare liberamente per il Paese e li si vuole intimidire”.
Anche secondo Marvin Cetron, l’ autore del «Rapporto 2000» sul terrorismo internazionale per la Cia e l’ Fbi, gli attentati a Damasco “hanno una matrice interna che non è quella di Al Qaeda”.
Cetron ha dichiarato: “Gli attentati alle sedi dell’ intelligence siriana si inquadrano nella rivolta popolare scoppiata in Siria a marzo, un portato della primavera araba. Da allora, il regime di Assad ha esercitato una feroce repressione, e ci sono stati scontri armati con la resistenza. Non mi risulta che Al Qaeda abbia avuto un ruolo negli scontri degli ultimi nove mesi. Le bombe potrebbero averle messe o la stessa intelligence o la resistenza siriane».
Cetron ha poi posto l’attenzione sul fatto che in Medioriente: “ci sono Paesi islamici come l’ Arabia Saudita che sperano che i regimi siriano e iraniano crollino. Nella regione anzi è in corso una guerra occulta dei loro servizi segreti, talora in alleanza con quelli occidentali, contro i servizi segreti di Damasco e Teheran. Si appoggia l’ opposizione, la si consiglia, non di rado la si arma. Naturalmente, è una questione così delicata politicamente che tutti gli interessati lo negano”.
Per il consulente specializzato in antiterrorismo la il regime di Assad potrà durare: “Ancora un paio di anni, ma non si può mai dire. Dipenderà altresì da eventi esterni, a esempio da quanto accadrà in Iraq, di nuovo in preda alla violenza settaria di sunniti e sciiti, e soprattutto in Iran. In Siria si sono verificate delle diserzioni tra le truppe, e la resistenza si rafforza. Ma non basta, ci vorrebbe un intervento militare esterno come in Libia, per ora improbabile, ne andrebbero di mezzo il Libano e Israele. E le pressioni di Lega araba e Onu, se e quando avranno luogo, non daranno grandi risultati. Tra un anno o due l’ Iran dovrebbe essere in grado di produrre l’ atomica e dei missili con cui minacciare Medio Oriente e Europa. A quel punto, a meno che Teheran non faccia marcia indietro, una coalizione più o meno pubblica o Israele da solo attaccherà le basi e gli impianti iraniani sotterranei, mi pare 26 in tutto, dove si trovano queste armi. Sarebbe un’ operazione gigantesca, una pioggia di missili capaci di penetrare a grande profondità. Con il regime iraniano, crollerebbe anche quello siriano. Ma auguriamoci che non si attui mai questo scenario, e che i due regimi cadano sotto le spinte interne».
Lo scenario delineato da Cetron è sicuramente molto più veritiero di quello narrato da molti media occidentali che spesso praticano altresì disinformazione in merito a quanto succede in Siria e negli altri paesi mediorientali. La questione siriana ed iraniana riguardano tutti noi, portare democrazia in questi paesi non vuol dire solo dare la possibilità a milioni di cittadini di “godere” di una nazione in cui vige la democrazia ma anche scongiurare scenari preoccupanti causati dal possesso, da parte dell’Iran della bomba atomica.
Intanto quest’oggi a Damasco è presente una delegazione della Lega Araba, per incontrare il ministro degli Esteri, Walid Muallem, per discutere sulla realizzazione di un piano di pace volto a metter fine ai nove mesi di repressione.

di Enrico Ferdinandi

25 dicembre 2011

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