Iraq: paralisi politica senza progressi

Iraq: paralisi politica senza progressi

Il Parlamento iracheno si riunirà domenica per tentare di aprire la via alla formazione di un governo in un paese in preda ad una vasta offensiva da parte degli insorti sunniti. Una nazione letteralmente paralizzata sul piano politico a causa delle divisioni comunitarie.

iraq-boicottata-seduta-nuovo-parlamento_afaa1a88-0121-11e4-bffa-16960824a0b3_displayL’annuncio iniziale del rapporto di un mese della sessione parlamentare prevista per questa settimana, ha suscitato le critiche di numerosi iracheni e di alcuni responsabili internazionali, mentre il paese è a un passo dal baratro. Tuttavia, la decisione è stata rivista e la nuova data stabilita è domenica 13 luglio invece del 12 agosto, come indicato dal presidente del Parlamento ad interim Mahdi Hafez.

La sessione parlamentare è stata uno shock per gli iracheni che vivono la situazione in un bagno di sangue ritrovandosi senza lavoro e senza servizi a disposizione. La prima sessione ha avuto luogo due mesi dopo le elezioni legislative del 30 aprile. La Costituzione prevede che il Presidente del Parlamento, il Presidente della Repubblica e il Primo ministro siano designati entro un periodo di 45 giorni dopo la prima riunione del Parlamento.

Facendo riferimento ad una legge non scritta, il posto del Primo ministro spetta a uno Sciita (la comunità in maggioranza), la presidenza della Repubblica a un Curdo, e quella del Parlamento a un Sunnita. Il paese minato dalle divisioni comunitarie, è investito da una crisi di natura politica e le violenze si susseguono da oltre un anno. Dato che ha alimentato l’offensiva lanciata il 9 giugno dagli insorti, condotta dalla Jihad dello Stato islamico, un gruppo ultra radicale e molto potente.

Il Primo ministro uscente, lo sciita Nouri al-Maliki, il cui blocco si è piazzato in testa allo scrutinio, ha affermato la settimana scorsa che contava di restare al proprio posto per un terzo mandato, nonostante gli appelli in Iraq come quelli all’estero per cedere il posto a un governo di unione da opporre alla Jihad.

Maliki, al potere dal 2006, è stato criticato per la sua politica di esclusione della minoranza Sunnita e per il suo autoritarismo. Nella loro offensiva folgorante la Jihad dello Stato islamico si è impadronita di Mossoul, la seconda città più grande del paese, e di una grande parte della sua provincia Ninivem così come delle province di Diyala (Est), Salaheddine e Kirkuk (Nord). Controllano anche dei settori di Al Anbar (Ovest).

Quasi un mese dopo tale offensiva, l’esercito non è riuscito a riconquistare i territori in mano agli insorti. Le forze governative sembrano soccombere nel confronto con lo Stato islamico. Soffrono la mancanza di una adeguata preparazione ma anche di un deficit di informazioni nelle zone sunnite.

Bagdad, non è pronta a cadere ma gli attentati continuano a mietere vittime. Martedì, cinque persone sono morte in un attentato suicida avvenuto in un punto di controllo e tre uomini delle forze dell’ordine sono stati uccisi in seguito allo scoppio di una bomba.

Di Manuel Giannantonio

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9 Luglio 2014

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