Stati Uniti: vendicato l’ambasciatore ucciso in Libia

Stati Uniti: vendicato l’ambasciatore ucciso in Libia

L’arresto del sospettato, Abou Khattala, ex detenuto di Guantanamo, si è verificato domenica scorsa al termine di un’operazione segreta alla quale anche l’FBI ha preso parte a fianco alle forze speciali americane in Libia.

obama-speakingIl Presidente americano Barack Obama ha probabilmente strappato il sogno di Hillary Clinton di candidarsi alla presidenza del paese. L’autorevole Washington Post ha riportato, nella sua edizione di martedì 17 giugno, l’arresto di Ahmed Abou Khattala, uno degli ideatori dell’attacco terroristico dell’11 settembre 2012 contro la missione diplomatica americana di Bengasi che ha provocato la morte di quattro persone, tra i quali Christopher Stevens, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Libia.

 Il giorno successivo dell’attacco, i repubblicani avevano rimproverato all’allora segretario di Stato Clinton, di non aver sufficientemente agito per proteggere gli impiegati di questa missione in quanto la minaccia attentato era assolutamente reale. Il Washington Post ha accettato di non pubblicare immediatamente le informazioni su richiesta diretta della Casa Bianca che ha invocato ragioni di sicurezza.

L’arresto di questo detenuto si è concretizzato al termine di un’operazione qualificata dal quotidiano di Washington come “la vittoria maggiore dell’amministrazione Obama”. L’operazione è stata resa possibile dopo alcuni mesi di accurata pianificazione, come riferito da alcune fonti. Ahmed Abou Khattala, detenuto provvisoriamente in un posto fuori dalla Libia, sarebbe già in rotta verso gli Stati Uniti, come affermato dai responsabili americani. Il portavoce del Pentagono, John Kirby, ha dichiarato: “Nessun impiegato o civile Americano è stato ferito durante questa operazione condotta in stretta collaborazione con le forze dell’ordine”.

Dichiarato come terrorista dallo scorso gennaio da parte del Dipartimento di Stato Americano, Hamed Abou Khattala è ugualmente considerato dagli States come il capo dell’organizzazione armata islamica Ançar Al Chaira, a Bengasi. Da allora gli Stati Uniti hanno rifiutato di confermare eventuali arresti di altri membri. Questa organizzazione è stata creata quattro anni fa, dopo la caduta del regime libico del colonnello Gheddaffi. Durante la sua visita a Pittsburgh, il Presidente Obama ha ricordato che questo arresto rappresenta un avvertimento a chiunque decida di scagliarsi contro i cittadini Americani, ovunque essi siano.

Obama ha insistito sul fatto che “È importante per gli Stati Uniti inviare un messaggio al mondo: quando un Americano è attaccato, poco importa il tempo che servirà, noi troveremo i responsabili e li sottoporremmo alla giustizia”. Il giorno successivo Obama ha ricordato che: “Ho lanciato questo messaggio poiché è il più importante dei miei doveri, in qualità di Presidente e comandante delle forze armate e di guardia della sicurezza”, ha insistito il 44° Presidente degli Stati Uniti.

Diciotto milioni di dollari, circa 13,3 milioni di euro, è l’ammontare della ricompensa proposta dagli Stati Uniti per qualsiasi informazione possa permettere l’arresto di quattro “terroristi” che operano nell’Africa del nord e dell’ovest. 5 milioni di dollari, circa 3,7 milioni di euro invece sono stati proposti per qualsiasi informazione che possa facilitare la cattura di Khalid Al Barnawi a capo del gruppo Ansaru responsabile dell’omicidio di un Britannico e di un nostro concittadino. Ansaru è stato descritto come ramo di Boko Haram, legato ad Al Qaeda e al Magreb islamico. 3 milioni di dollari, ossia 2,2 milioni di euro sono stati messo sul tavolo per la cattura di Abou Youssuf Al Muhajir, esperto in esplosivi ed ex membro di un gruppo estremista egiziano che ha operato nel Sinai tra il 2004 e il 2006, il Dipartimento di Stato Americano indica che Al Muhajir sarà implicato in diversi progetti di attentati in Egitto. Altre due personaggi del crimine hanno un prezzo per la loro cattura, 5 milioni di dollari. Si tratta di Hamad Al Khairi Hamed Al Tilemsi, fondatore del movimento per l’unicità della Jihad in Africa dell’ovest che opera nel Mali e in Niger.

Di Manuel Giannantonio

(Twitter @ManuManuelg85)

19 Giugno 2014

 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook