Brasile: l’altra coppa del Mondo

Brasile: l’altra coppa del Mondo

Con il mondiale alle porte e la prospettiva dei giochi Olimpici, Rio de Janeiro e le sue favelas restano un eufemismo che maschera la natura ambigua di una politica condotta attraverso la violenza.

10330300_627628817315545_5204611455630000731_nLe scene che si verificano da un anno a questa parte e cioè dalla Confederations Cup dell’anno scorso (vinta dal Brasile con l’Italia al 3° posto), sono all’ordine del giorno in quello che in questo mese sarà il paese del calcio. Per capire il paradossale contesto sociale carioca occorre respirare l’aria delle favelas.

A quanto pare, per la FIFA l’organizzazione dell’evento non ha prezzo. Molte persone sono state letteralmente cacciate dalle proprie abitazioni senza preavviso. Le loro case sono state distrutte per fare posto ai nuovi impianti che ospiteranno le partite della coppa del mondo. Nessuno però ha dato loro un nuovo alloggio o un posto dove andare. Molte famiglie si sono viste portare via tutto quello che avevano. Un museo centenario di una popolazione indigena è stato spazzato via pochi mesi fa nei pressi dello storico impianto del Maracana, nonostante la resistenza dei suoi gestori. Neanche la conservazione di beni culturali di grande importanza storica e sociale bastano per impedire il progredire di una manifestazione che avrà tutti gli occhi del mondo puntati addosso.

Ci sono state più di 250 000 espulsioni operate nelle dodici principali città del Brasile. Il movimento nazionale di proteste contro gli effetti disastrosi dei mondiali 2014 e dei prossimi giochi Olimpici 2016, denunciano le espulsioni che riguardano i gruppi sociali più poveri, fragili e vulnerabili.

Quello che molti media hanno oscurato per divulgare notizie sul mondiale nel paese del “Futebol”, è uno scenario di un contesto sociale contraddittorio. Secondo Nelma Gusmão de Oliveira, dell’Universitad Estatal del Sudoeste di Bahia, si tratta prima di tutto di espellere le classi più povere e sfavorite dalle città. Sostanzialmente si tratta di una vera e propria “pulizia sociale”: gli abitanti vengono trasferiti e allontanati in altre regioni a circa 60 miglia da casa.

Il contrasto netto tra il trattamento riservato agli abitanti delle favelas e agli altri è imbarazzante. I primi subiscono gravissime violazioni dei propri diritti quali la mancanza di notifiche e le demolizioni notturne. Quando gli abitanti giustamente decidono di non spostarsi, lo Stato (in alcuni casi), offre loro un indennizzo di circa 2200 $ , ben al di sotto del rispettivo valore di mercato della loro abitazione di origine. Inoltre, la somma non permette di riacquistare un’altra proprietà in una zona limitrofa. Nelma Gumaõ, dichiara che le infrastrutture sono state pensate e programmate proprio per questa finalità: “Si tratta di una politica di pulizia premeditata”.

L’ONG Amnesty International ha ugualmente riconosciuto l’esistenza di questa “pulizia sociale” e ha qualificato come “inutili” le espulsioni. Va ricordato che il budget a disposizione del governo brasiliano per condurre i lavori delle infrastrutture per il mondiale è di 11 milioni di dollari. Una somma certamente superiore a quelle che sono state versate per i mondiali tedeschi del 2006 e del Sud Africa del 2010.

Lo scorso giugno, durante la Confederations Cup, in piena rivolta sociale dei brasiliani contro l’aumento dei prezzi dei trasporti pubblici, la corruzione e la frattura pubblica per il mondiale, l’attaccante Rivaldo aveva apertamente criticato l’organizzazione del mondiale. Intervistato sulla mancanza di investimenti nel settore della sanità pubblica brasiliana, il campione ha risposto: “È una vergogna! Ho già ripetuto diverse volte che il Brasile non è in grado di organizzare una coppa del mondo. Sarà difficile e il Brasile non sarà all’altezza”. Queste le parole di Rivaldo pronunciate alla radio Jovem Pam che suonano come una sentenza.

Rivaldo, campione del mondo con il Brasile nel 2002, ha denunciato l’eccessivo costo per la realizzazione di stadi che dopo la competizione non avranno la minima utilità.”Sappiamo che il Brasile ha altre priorità. Abbiamo molto da fare, costruire delle scuole, degli ospedali, dei penitenziari e non stadi di calcio. Spendiamo tantissimi soldi per un solo mese”.

Di Manuel Giannantonio

([email protected])

10 Giugno 2014

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