Siria: l’inutilità delle elezioni

Siria: l’inutilità delle elezioni
@Copyright Frank Boyle

Il Presidente siriano uscente Bashar al-Assad è stato rieletto per il terzo mandato consecutivo. Con l’88% delle preferenze Assad resta al comando del paese, come annunciato dal presidente del Parlamento mentre l’opposizione continua a ribadire lo scandalo di un’elezione etichettata da molti come un’autentica farsa.

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Sui social network, oggi i più grandi strumenti di espressione popolare, molti cittadini siriani e protagonisti della società civile, hanno criticato la decisione del Presidente di tenere un’elezione presidenziale mentre il paese affronta il quarto anno consecutivo di guerra civile. Alcuni si chiedono se il risultato è davvero superiore a quello del suo omologo egiziano Abdelfattah Al Sissi.

In effetti, il presidente del Parlamento siriano Mohammad Al Laham ha annunciato il risultato delle elezioni senza nessuna sorpresa del Presidente Assad che non ha dimostrato la minima emozione. “Annuncio l’elezione di Bashar Al-Assad come Presidente della Repubblica araba siriana per aver ottenuto la maggioranza assoluta”. Proseguendo nella proclamazione ha aggiunto: “Sono fiero della scelta del popolo siriano e della giustizia della decisione”. Gli altri due candidati alle elezioni, Hassan Al Nouri e Maher Al Ajjar, relegati al rango di semplici comparse, hanno riunito rispettivamente il 4,3% e il 3,2% dei voti.

Sui 15,8 milioni di siriani che hanno votato, 11,6 milioni si sarebbero recati alle urne secondo i dati di una fonte ufficiale, per un tasso di partecipazione pari a 73,42%. Alcuni spari sono stati uditi a Damasco all’annuncio dei risultati per festeggiare la vittoria del Presidente. L’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo (OSDH), ha riferito di tre morti durante la manifestazione di gioia per la prima elezione presidenziale moderna nella storia del paese.

Si tratta della prima elezione presidenziale dopo la modifica costituzionale del 2012. In questa modifica si intuisce una certa formalizzazione. Le candidature di due oppositori non hanno sortito alcun effetto determinante. Si tratta sostanzialmente di due figuranti. La condizione creata dalla legge elettorale stipula che un candidato alla presidenza deve aver vissuto gli ultimi dieci anni in Siria. Il primo scopo di queste elezioni era quello di comprare la legittimità nazionale e internazionale. Questo processo si presenta come la conferma della strategia militare del regime. La legittimità politica è largamente ipotecata poiché questo processo riguarda solo il 40% del territorio censito raggruppando il 60% della popolazione.

William Hague, capo della diplomazia britannica evoca “un insulto al popolo siriano” mentre il suo omologo americano, il Segretario di Stato John Kerry, parla di una “non elezione”. Secondo l’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo è certamente difficile per il regime di Damasco restare legittimo mentre 200 000 persone sono morte dall’inizio della terrificante guerra civile che ha messo letteralmente in ginocchio il paese.

L’elezione appare come una manovra abilmente orchestrata da Assad per prolungare il proprio mandato lungo sette anni. Il rovesciamento del regime in queste condizioni non appare più all’ordine del giorno. Questo risultato dunque, non cambierà nulla.

Di Manuel Giannantonio

([email protected])

7 Giugno 2014

 

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