Siria: arrestata Razan Ghazzawi, la blogger scomoda

Siria. Nonostante pesanti sanzioni inflette al regime di Damasco non solo dalla Lega Araba ma anche dall’Unione Europea e dagli Usa, continua la repressione nei confronti dei manifestanti “pro-democrazia”. Qualche settimana fa fu ucciso un giornalista che si trovava in Siria per effettuare un reportage della repressione, oggi i militari hanno cercato di reprimere la “rivoluzione”  bloccando ancora una volta l’informazione: la blogger della dissidenza siriana, Razan Ghazzawi è stata ieri mattina arrestata prima della sua partenza per Amman dove oggi si svolgerà un convegno internazionale sul diritto all’informazione.

Un gesto forte questo che più di altri fa pensare a quanto sia importante porre fine ad un repressione che sta facendo cadere nel baratro la nazione mediorientale. Ogni giorno centinaia di persone tentano la fuga emigrando nella vicina Giordania. Una fuga da un regime che da un mese a questa parte ha messo sotto sorveglianza perfino il traffico web per monitorare i messaggi ed i movimenti dei suoi cittadini (grazie ad un accordo con una ditta informatica lombarda, Area, che ha installato programmi in grado di monitorare la rete).
Ricordiamo ai nostri lettori che  Razan Ghazzawi, oggi rapita dalle forze di Assad, dal 2009 scrive ed anima il blog “Razaniayat” dove con le sue parole è diventata un punto di riferimento politico e sociale per i cittadini siriani. Più volte proprio sul suo blog sono stati denunciati gli atti di repressione che il regime ha avuto in questi mesi nei confronti di blogger e giornalisti. Da metà marzo ad oggi, secondo l’Onu più di 4.000 civili hanno perso la vita in Siria ha causa della repressione, di essi quasi 300 sono bambini.
Ora che la situazione si fa sempre più tesa a livello internazionale, il regime di Damasco cerca di fermare le proteste e di distogliere l’attenzione arginando proprio uno dei simboli chiave di una democrazia: l’informazione.

di Enrico Ferdinandi

5 dicembre 2011

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