UE: Matteo Renzi può essere l’artefice della rinascita europea?

UE: Matteo Renzi può essere l’artefice della rinascita europea?

Questa sera a Bruxelles, il Consiglio europeo deve evocare la risposta nei confronti dell’euroscetticismo. Da una parte i grandi sconfitti di queste europee come Francois Hollande, e dall’altra i governi confortati dal loro elettorato. Come Angela Merkel e Matteo Renzi che hanno mantenuto la legittimità per far valere il loro peso.

matteo-renziL’ex sindaco di Firenze, diventato primo ministro del bel paese attraverso un beffardo colpo contro il proprio partito, dopo soli tre mesi è il governante europeo che ha realizzato il migliore risultato alle elezioni europee con il 40% delle preferenze per il PD, distanziando seriamente il movimento antieuropeo di Beppe Grillo, al quale non restava altro che prendersi un aspirina per il mal di testa. Oggi, Renzi ha la legittimità per precisare che questa deve essere l’Europa di domani. Il premier vuole “cambiare l’Europa e le sue politiche economiche”. Roma, che si assumerà la presidenza europea dal primo luglio, intende diventare il motore della rinascita europea. L’astuto Renzi ha dimostrato che si può essere pro europeisti e nel contempo affrontare l’austerità della padrona continentale Merkel (nessuno meglio di lei sa fare gli interessi del proprio popolo).

Dalla fine di maggio, gli italiani che guadagnano meno di 1 500 euro potranno beneficiare di un riscontro fiscale di 80 euro al mese per rilanciare i consumi in un contesto fortemente debilitato dalla crisi. Renzi, ha agevolato anche le imprese attraverso iniziative fiscali per sostenere il rilancio economico. Il “rottamatore” deve ricostruire lo Stato e riformare il mercato del lavoro. Due soggetti sensibili che comporteranno l’inevitabile scontro con i sindacati e tutti coloro i quali traggono profitto da questa situazione. Se riuscirà in questo intento, dimostrerà all’Europa che esiste un’altra via oltre alla politica di austerità.

Le reazioni epidermiche sono buone, ieri la borsa a Milano ha guadagnato il 3% ma il paese è ancora sofferente come testimoniano il “pesantissimo” dato della disoccupazione con il 13%, 40% nei giovani. L’assenza di crescita nel primo trimestre ha ricordato che la penisola non è ancora arrivata alla fine della crisi, anche se forse questo giovane premier potrà indicare la via.

di Manuel Giannantonio

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28 Maggio 2014

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