Stati Uniti: il trattato transatlantico passa quasi inosservato

Stati Uniti: il trattato transatlantico passa quasi inosservato

L’ondata di ostilità sollevata nel vecchio continente per il trattato transatlantico risparmia per ora gli Stati Uniti, dove il futuro accordo per il libero scambio commerciale è quasi passato inosservato.

fine-democrazia-patto-transatlantico-ttipMentre la mobilitazione si intensifica in Europa con l’avvicinarsi delle elezioni, solo una manciata di oppositori si sono ritrovati mercoledì ad Arlington, nei pressi di Washington, dove si è svolto il 5° turno di negoziazioni, iniziate lunedì. “Più cose conosciamo su questo accordo, più capiremo perché gli Stati Uniti e l’Unione europea dissimulano il suo contenuto”, ha dichiarato provocatoriamente Ilana Solomon, dell’organizzazione ecologista Sierra Club.

I timori suscitati da questo accordo di libero scambio, battezzato Ttip o Tafta, conducono ad una sregolamentazione generale nel settore agricolo, ambientale e sanitario. Il loro eco però, non porta altro che piccole contestazioni nella cerchia della società civile mentre le negoziazioni transatlantiche sono iniziate un anno fa. “I media Americani non hanno praticamente mai parlato del Ttip. Di colpo, è difficile per l’Americano medio sentirsi coinvolto”, ha spiegato Celeste Drake, specialista del commercio esterno, uno dei più importanti sindacati americani.

Tuttavia, l’attenzione è stata catturata da un altro accordo di libero scambio, la partnership transpacifica (Tpp), che gli Stati Uniti negoziano dal 2010 con undici paesi della regione, tra i quali Vietnam e Malesia, e che alimentano timori di delocalizzazione d’imprese e di perdite di posti di lavoro.

Il Trattato transatlantico non suscita, almeno per ora, grandi dibattiti negli Stati Uniti, soprattutto “perché non ha la stessa percezione dei rischi rispetto alla negoziazione transpacifica”, ha confidato alla stampa americana una fonte diplomatica.

Gli eletti americani si sono inoltre avvantaggiati mobilitandosi sul Tpp, opponendosi ad un meccanismo di procedure “accelerate” che limitano i loro poteri a un esame in blocco del trattato, senza essere in grado di discuterne il contenuto.

I manager americani esercitano una certa pressione per iscrivere all’ordine del giorno politico un accordo transatlantico. “Vediamo un fantastico potenziale per la produzione e i prezzi del consumo” , spiega Marjorie Chorlins, vice presidente della Camera di Commercio degli Stati Uniti, in carica dell’Europa.

La debolezza della mobilitazione contro il Ttip tiene conto del fatto che l’opposizione era meno schierata con la parte dell’Atlantico. Tradizionalmente ostili al libero scambio delle organizzazioni, i sindacati vedono di buon occhio una negoziazione con un continente europeo dove le regole di protezione dei consumatori sono ripetute e più severe. “In ragione della forza dei sindacati e delle ONG in Europa, il Ttip potrebbe permettere di arrivare ad un risultato che cerchiamo da oltre vent’anni: concludere accordi commerciali differenti abbandonando il modello influenzato dalle grandi imprese”, ha rivelato Celeste Drake.

Pubblic Citizen però svela che queste speranze sono state velocemente spente. Secondo l’organizzazione, il fatto che gli Stati Uniti vogliono integrare al Trattato un meccanismo di protezione degli investitori – aspramente criticato in Europa – testimonia il loro vero obiettivo: “fornire potere alle multinazionali”, assicura Lori Wallach.

di Manuel Giannantonio

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22 Maggio 2014

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