Sudan: deve morire, perché cristiana

Sudan: deve morire, perché cristiana

sudanMeriam Yehya Ibrahim (nome cristiano di Adraf Al-Hadi Mohammed Abdullah), una giovane madre di un bimbo di venti mesi e incinta all’ottavo di una nuova creatura è stata condannata a morte dal tribunale di Khartum in Sudan. Il reato? Aver sposato un cristiano ortodosso, un delitto di apostasia! La donna poi secondo la corte ha commesso adulterio in quanto il matrimonio con un infedele non è valido e per questo reato-peccato ha già ricevuto 100 frustate.

Il giudice Abbas Mohammed Al-Khalifa , aveva dato alla neofita cristiana tre gironi di tempo per fare la sua abiura e scaduto quel tempo, ha pronunciato la sua condanna per impiccagione.

La notizia sta facendo il giro dei network di tutto il globo mentre alcuni media come la Bbc e Cnn stanno diffondendo il caso e la foto del matrimonio della ventiseienne Meriam.

Per la donna in carcere da febbraio, dopo la denuncia di un suo parente, si stanno mobilitando diverse associazione per i diritti umani (Italians For Darfur, Amnesty Internazional), cercando di evitare l’irreparabile.

Il legale della donna, Al-Shareef Ali al-Shareef Mohammed, presenterà il ricorso: secondo l’avvocato le motivazioni della sentenza riposano su motivazioni fragili e lacunose. Non sono stati, infatti, sentiti alcuni testimoni della difesa, né si è tenuto conto che la giovane donna è cresciuta con la madre, cristiana ortodossa, mentre il padre, musulmano, è stato assente fin dalla sua nascita.

Un nuovo processo e una nuova corte parrebbero stagliarsi all’orizzonte.

Intanto il giornale della Cei, l’Avvenire ha proposto e lanciato una campagna (meriamdevevivere.it) che in 24 ore ha ricevuto migliaia di adesioni tra cui quella premier italiano, Renzi.

Cristian Cavacchioli
17 maggio 2014

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