Inferno a Soma. Erdogan fischiato e scontri a Istanbul

Inferno a Soma. Erdogan fischiato e scontri a Istanbul

inferno-a-SomaNon sono bastati tre giorni di lutto nazionale, proclamati dal Premier turco, a far placare la rabbia dei parenti dei 282 minatori morti, nel devastante incidente nella miniera di carbone di Soma, il più esiziale disastro industriale nella storia moderna della Turchia. Decine di minatori sono ancora intrappolati nelle gallerie bloccate dall’esplosione  e le cui possibilità di essere ritrovati in vita sono pari al nulla: il bilancio così purtroppo è destinato salire.

Non si è trattato di un incidente semplicemente perché non è stato fatto a sufficienza per proteggere i lavoratoriIl governo è complice di questa strage: è il commento amaro del sindacalista Ercan Akkaya che ha compendiato nelle sue dichiarazioni le urla della folla contro Erdogan che ha dovuto abbondare il posto dell’incidente e rifugiarsi in un supermercato tra fischi e richieste di dimissioni. Tra le accuse fatte al primo ministro anche quella della lentezza dei soccorsi e del non aver voluto accettare aiuti stranieri come quelli offerti  dall’ Ue, Israele, Usa, Grecia, Germania, Francia, Italia, Polonia, Iran.

La tragedia ha innescato un protesta di solidarietà (molte persone si sono tinte di carbone il volto) anche a Istanbul davanti sede di Soma Komur Isletmeleri, proprietaria della miniera, e ad Ankara dove un corteo di studenti della Middle East Technical University, diretto verso il ministero dell’Energia è stato disperso dalla polizia con lacrimogeni e cannoni ad acqua.

Non sono ancora chiare le cause del disastro: forse l’incendio è stato provocato da un trasformatore elettrico difettoso. Ma secondo il Ministero del Lavoro la miniera era stata revisionata lo scorso 17 marzo: tutto era a posto.

Cristian Cavacchioli
15 maggio 2014

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