Premio Pulitzer ai media del caso Snowden

Premio Pulitzer ai media del caso Snowden
Edward Snowden

Il Guardian e il Washington Post sono stati ricompensati il 14 aprile a New York con questo premio prestigioso sul programma di sorveglianza, fondato sui documenti ottenuti dalla talpa del “Datagate”.

Edward Snowden
Edward Snowden

La direttrice della ricerca di Reporters senza frontieri, analiza la portata di questo successo. “Ci felicitiamo di questo premio ai media che hanno giocato un ruolo all’avanguardia per divulgare le informazioni di Edward Snowden. Questo lavoro ha permesso non solo di far conoscere l’ampiezza di queste pratiche di spionaggio, ma anche di influenzare la politica americana su questa questione poiché Barack Obama ha annunciato misure concernenti la NSA e i dati raccolti”.

Anche se questa evoluzione può essere qualificata come insufficiente, sarebbe proceduta anche senza le informazioni raccolte. D’altronde i cittadini sono stati avvisati, la loro vigilanza è ora rinforzata. Questa distinzione è importante poiché incoraggia il lavoro dei giornalisti, in un contesto di pressioni sempre più forti dall’11 settembre 2001, da quando lavorano sulla questione della sicurezza nazionale.

Molte pressioni sono giunte dal panorama politico come nel Congresso americano, dove molti elettori considerano Edward Sonwden come un vero e proprio traditore così come considerano complici i giornalisti che hanno divulgato informazioni sul suo conto. L’opinione pubblica è sempre profondamente divisa sulla questione oltre l’Atlantico.

Le pressioni esercitate sul caso, sono manco a dirlo, molteplici ma quelle più forti sono senz’altro quelle provenienti dal sistema giudiziario. Si tratta di pressioni nei confronti dei giornalisti intimati a rivelare le loro fonti, i loro “lanciatori di allarmi”. Sotto l‘amministrazione Obama, otto giornalisti sono stati accusati contro i tre appartenenti alla precedente amministrazione di George W. Bush.

Tra i più rappresentativi c’è sicuramente Barret Brown, arrestato nel settembre del 2012 per aver pubblicato un link ad un sito che ha reso di pubblico dominio miliardi di email scambiate tra membri di una società privata di sorveglianza, la Stratfor (come documentato nel mio libro – Anonymous “luce sulla guerra nell’ombra”). Nel corso delle inchieste, questo giornalista investigativo ha rivelato informazioni mettendo in evidenza le relazioni tra i servizi d’informazioni governative e di alcune agenzie private. A marzo, undici dei dodici capi d’accusa sono stati tolti. Barret Brown tuttavia, resta sotto la minaccia di una detenzione che può raggiungere i 70 anni.

Queste rivelazioni restano estremamente importanti per gli Stati Uniti ma anche per il resto del mondo. Queste pratiche sono quelle di una democrazia come quella americana, dove è ancora più problematico difendere la libertà di stampa e dove per la sua difesa si può vincere un Pulitzer.

di Manuel Giannantonio

([email protected])

16 Aprile 2014

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