Siria: la repressione causa altri 26 morti, 5 sono bambini, ucciso un giornalista

È di almeno 26 morti il bilancio di un’altra giornata di violenta repressione contro gli attivisti siriani che manifestano contro il governo di Assad. A comunicarlo gli stessi attivisti alla tv al-Arabiya dove hanno specificato che sono morti undici civili a Homs (Siria centrale) sette a Hama e quattro a Idlib (nel nordovest) e che tra le vittime ci sono anche 5 bambini.
La repressione ha avuto luogo anche oggi in tutto il paese. Una repressione che dura da quasi nove mesi e che, come più volte vi abbiamo detto qui su 2duerighe, non si limita ad usare la forza sul “campo” ma che verte al controllo totale dei cittadini. Secondo le Nazioni unite, le violenze hanno causato fin ora almeno 3,500 morti, quasi tutti civili.

Qualche settimana fa tramite un accordo con una società italiana il governo siriano a dato il via all’istallazione di un programma in grado di controllare il traffico web di tutti i cittadini sia in entrata che in uscita. Oggi è successo qualcosa di simile.
Uno dei cameraman siriani che da settimane diffondeva nel mondo le immagini della repressione è stato assassinato dalle forze del presidente Bashar al Assad. Si tratta di Ferzat Jarban, ennesima vittima di un “odio insensato” che ha causato per ora solo l’esclusione della Siria dalla Lega Araba, in molti si domandano quanto ancora si dovrà aspettare e cosa si dovrebbe fare per porre fine a tutto ciò.
Ad annunciare la morte di Ferzat è stato l’Huffington Post, il Comitato per la Protezione dei giornalisti (Cpj) che in un comunicato ha precisato che Ferzat è il primo giornalista ucciso in Siria da quando l’organizzazione ha cominciato a monitorare la situazione nel Paese, ovvero dal 1992. Ferzat è stato trovato morto domenica. Il giorno prima era stato visto mentre veniva arrestato per aver filmato delle proteste anti-governative a Homs, città del governatorato di al Qasir. Il suo corpo è stato trovato riverso a terra ai lati di un marciapiede proprio della città di Homs, con gli occhi cavati ed il corpo gravemente mutilato.
Il Cpj, si legge nel comunicato ha affermato di aver assisistito: “all’arresto e alla scomparsa di numerosi giornalisti in Siria nel corso degli ultimi mesi”.
Il primo passo per abbattere la democrazia è piegare l’informazione.

di Enrico Ferdinandi

22 novembre 2011

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