Cina: l’Asean guarda a Obama mentre Pechino ribadisce “siamo buoni vicini”

22 novembre. “La Cina sarà sempre un buon vicino, amico e partner dell’Asean (Associazione delle nazioni del sud est asiatico) ”, così il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi di rientro a Pechino ha ripetuto le affermazioni riguardanti la politica estera fatte dal premier cinese Wen Jiabao durante la sua visita in Asia Orientale. Sarà, ma secondo gli analisti politici sono gli stessi membri dell’ Asean a temere la costante crescita economica del loro vicino.

I piccoli del sud est asiatico sono ansiosi di mantenere gli Stati Uniti nella regione orientale e, Indonesia in primis, forte del nuovo accordo commerciale, sembra già aver dato le spalle al titano d’oriente.

Con l’aumento delle forze militari americane a Darwin, nel nord dell’Australia, Obama ha dimostrato la sua intenzione di entrare all’interno delle dinamiche orientali contro le previsioni dell’entourage Cinese che lo vedevano a capo di una potenza non più in grado di determinare le vicende mondiali. “Siamo qui per restare”, ha invece dichiarato il presidente degli Stati Uniti da Canberra e Pechino, come prevedibile, ha reagito male. Dopo gli attacchi più o meno espliciti sui giornali nazionali, venerdì sono arrivate le affermazioni del presidente cinese: “Forze esterne non hanno alcun motivo di interferire” ha evidenziato Wen, condannando ogni tipo di intromissione negli affari del mar meridionale.

La Cina vorrebbe affrontare la disputa territoriale direttamente con Filippine, Vietnam, Malesia e Brunei, gli unici paesi coinvolti, ma gli Stati Uniti non vogliono avere un ruolo secondario nel futuro dell’Oriente. Il messaggio era già partito da Hillary Clinton quando all’Arf (Asean Regional Forum) di Hanoi ha parlato di libertà di navigazione e sfruttamento delle risorse del mar Cinese, la presenza di Obama nell’emisfero orientale in questi giorni non ha fatto altro che sottolinearlo.

Dopo il ritiro delle truppe dall’Afghanistan e Iraq la politica estera degli Stati Uniti sembra quindi reinpostarsi verso i confini del pacifico. I paesi del sud est asiatico da tempo temono la progressiva espansione delle forze navali ed economiche cinesi e guardando di buon occhio questo interessamento.
Intanto, nonostante entrambi gli Stati abbiamo confermato la volontà di cooperare, la Casa Bianca continua a stuzzicare Pechino chiedendo una rivalutazione forte dello yuan e un maggiore rispetto delle regole di mercato.

A fine giugno il Lown Institute, think tank australiano, ha pubblicato un rapporto in cui spiega il rischio di una guerra nel sud est asiatico causata da questo tipo di tensioni. L’incontro a sorpresa di sabato a Bali tra Barack Obama  e Wen Jiabao durante il sesto vertice dell’Asean sembra aver calmato i toni ma, le strategie diplomatiche riguardanti il nuovo assetto geopolitico orientale, sono sicuramente solo all’inizio.

di Laura Cesaretti
 
22 novembre 2011

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