Brasile: Mega blitz a Rio per “riprendersi” le favelas

Rocinha è la favela più grande di Rio de Janeiro, il suo nome in italiano significa “piccolo podere”, non a caso difatti è lì che si concentra il numero di criminali e banditi più alto della città. Si conta che sia la favela più grande di tutta l’America latina, capirete quindi quanto sia importante debellare, verrebbe da dire “bonificare”, “riadattare” un aerea come questa, soprattutto se si pensa che Rio de Janeiro è una delle città più popolose ed importanti del Brasile.

Ebbene quest’oggi è cominciata un operazione delle forze di polizia e militari che ha il compito proprio di riportare l’ordine a Rocinha ( che si trova nel cuore economico della città). Si insedierà nella favela un unità di polizia pacificatrice, che avrà il compito di riportare l’ordine tra gli abitanti che vivono nelle circa 23.000 abitazioni poste su un terreno di 864 mila metri quadri. Rocinha è una vera e propria città nella città, con oltre 100 negozi, 3 scuole ed altrettanti asili, una scuola superiore e undici centri di salute ed uno di assistenza sociale. Una favela quindi che ha un organizzazione ed un equilibrio molto elaborato e che merita la giusta attenzione delle autorità per far si che si migliori il livello di vivibilità. Cosa mina questo livello di vivibilità? A Rocinha vi è il più basso tasso di scolarità, allo stesso tempo il più alto tasso di criminalità, con prostituzione (anche minorile) circolazione di droghe ed alti traffici illeciti che costituiscono in gran parte il cuore pulsante  dell’economia, certo, si tratta però di un cuore malato che mina la stabilità di tutta Rio e con essa anche del Brasile.

Decenni e decenni di traffici di droga hanno deviato le menti dei cittadini della favela demolendo i veri valori che dovrebbero sorreggere una comunità. L’alto tasso di povertà ha trasformato questa “micro città” più in un ghetto per criminali, disperati ed emarginati dove chi vorrebbe trovare un appiglio per “risorgere” si ritrova impantanato in un sistema che non permette il “decollo”.
Le forze dell’ordine come detto hanno cominciato quest’oggi il loro lavoro di “bonifica” in diretta tv. Fin ora sono stati estratti dalle loro fatiscenti abitazioni circa 70.000 cittadini. La tv brasiliana Globo ha annunciato questa mattina (ore 6 italiane) che la favela di Rocinha: “è stata presa e con essa anche al vicina favela Vidigal”.
Vi domanderete come mai quest’improvviso atto di forza nel voler risanare la situazione a Rocinha?
Potremmo rispondere banalmente con: il calcio. No, i militari non erano alla ricerca di nuovi talenti per la nazionale, ne tantomeno le forze dell’ordine stavano cercando palloni, magliette o tute contraffatte pronte per il mercato del falso. Semplicemente in Brasile si disputeranno i mondiali 2014 ed nel 2016 i giochi olimpici. Tutto ciò è molto triste, sono anni che giornalisti e reporter testimoniano di come la situazione nelle favelas brasiliane sia un abominio per uno stato e per una città che altresì si pone come fiore all’occhiello nel mercato economico, culturale e turistico di una nazione, ma per far si che si prendessero provvedimenti si è dovuto aspettare una ben più nobile causa di quella che vede migliaia di cittadini nella miseria di una vita senza regole e virtù: quella della brutta figura che una nazione intera avrebbe fatto se milioni di cittadini da tutto il mondo avessero visto il degrado di queste favelas.
Paulo Storani consulente della polizia ed ex capitano delle forze di élite del “Bope”, che hanno condotto l’occupazione della favelas di Rocinha e Vidigal ha spiegato quest’oggi che: “La Rocinha è uno dei più importanti punti strategici per la polizia per controllare Rio de Janeiro. La pacificazione della zona significa che le autorità hanno chiuso la morsa della sicurezza intorno alle aree che ospiteranno Olimpiadi e Mondiali”.
Mentre Raimundo Benicio de Souda, 56 anni, leader della comunità conosciuto come “Lima” ha detto quest’oggi durante le operazioni di pacificazione: “Ci auguriamo che questa operazione non serva solo ad espellere i trafficanti di droga, ma anche a portare servizi igienico-sanitari, istruzione e salute. Qui ci sono persone che vivono tra scarafaggi e fanno i loro bisogni in un barattolo. Queste persone devono essere una priorità”.
Speriamo come ha notato anche “Lima” che questa operazione non serva solo per garantire la repressione dei trafficanti di droga da Rio (in vista dei mondiali e delle olimpiadi) ma che migliori la qualità di vita di cittadini che meriterebbero ben altri diritti, al pari degli altri più fotunati.

servizio di Enrico Ferdinandi

13 novembre 2011

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