Corea del Nord: l’ONU paragona i crimini del paese a quelli del nazismo

Corea del Nord: l’ONU paragona i crimini del paese a quelli del nazismo

Il Presidente della commissione dell’ONU incaricato dell’inchiesta sulla Repubblica popolare democratica della Corea, l’Australiano Micahel Kirby, ha paragonato le atrocità commesse sotto il regime di Kim Jong Un ai crimini commessi dai nazisti e dai loro alleati durante la seconda guerra mondiale. 

1_Corea-del-Nord_640Nel suo rapporto, la squadra d’inchiesta dell’ONU ha minacciato lunedì di perseguire di fronte alla Corte Penale Internazionale (CPI) diversi responsabili nord coreani, “compreso il PresidenteKim Jong Un, per violazioni “sistematiche ed estese” dei diritti dell’uomo, che in numerosi casi costituiscono dei crimini contro l’umanità.

La stessa squadra stima che “centinaia di migliaia di prigionieri politici sono morti all’interno di campi durante gli ultimi cinquant’anni […]gradualmente eliminati dai lavori forzati, dalla fame, dalle esecuzioni, dalle torture, dagli stupri e dagli infanticidi”.

Nei suoi discorsi M.Kirby, ha evocato l’esistenza di un campo di prigionia in cui detenuti avevano come missione quella di bruciare i corpi dei morti di fame per farne del grasso. M Kirby si è inoltre personalmente adoperato per inviare un pacco al Presidente nord-coreano con i risultati e le raccomandazioni del rapporto.

Durante una conferenza stampa, il Presidente della commissione dell’ONU ha dichiarato: “Raccontare le storie umane (…) è una parte molto importante degli sforzi della commissione d’inchiesta per fare luce su un angolo molto scuro del mondo dove i diritti dell’uomo non sono correttamente rispettati”.

I tre giuristi internazionali che compongono la commissione d’inchiesta, hanno stabilito che il numero di campi e di prigionieri è diminuito in seguito alle morti e alcune liberazioni, ma stimano che “dagli 80 000 ai 120 000 prigionieri politici” sono attualmente detenuti in quattro grandi campi di prigionia per politici. La commissione ha dichiarato che la comunità internazionale non poteva più dire:  “Non sapevamo” e mette in causa la “risposta inadeguata” degli ultimi anni. Infine ha ricordato la “responsabilità di proteggere il popolo della Corea del Nord”.

Gli Stati Uniti hanno reagito condannando “la realtà brutale” delle violazioni rivelate “in maniera chiara e senza equivoci” dal rapporto. La portavoce aggiunta del Dipartimento di Stato, Marie Harf ha dichiarato che Washington sosteneva pienamente le conclusioni del rapporto della commissione d’inchiesta dell’ONU e pressa Pyong Yang di adoperare “misure concrete” per migliorare la situazione del paese.

Per l’ONG Human Right Watch (HRW) “questo rapporto dovrebbe aprire gli occhi del Consiglio di sicurezza dell’ONU che dovrebbe tenere conto dei crimini dei dirigenti del paese piuttosto che restare focalizzati sulla minaccia nucleare rappresentata da Pyong Yang”.

Manuel Giannantonio
(Twitter @ManuManuelg85)

18 Febbraio 2014

 

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