Dalai Lama: Autoimmolazioni causate dal “genocidio culturale” cinese

Dal mese di marzo ad oggi in Tibet ci sono state più di 11 autoimmolazioni, persone che si sono date fuoco per far sentire  il loro grido di libertà, una richiesta minata secondo il Dalai Lama dal “genocidio culturale” condotto dalla Cina in Tibet.
Il leader spirituale dei buddisti tibetani ha quest’oggi accusato il governo cinese, nel corso di una conferenza stampa a Tokyo, di essere il responsabile della vera e propria ‘carneficina’ di monaci tibetani in corso nel Sichuan, provincia cinese del Tibet. Ricordiamo ai nostri lettori che l’occupazione cinese dura ormai da oltre 60 anni con un unico scopo: “rieducare”.

Rieducare gli abitanti del Tibet ad essere cinesi, con una vera e propria istruzione da regime, distribuendo bandiere e immagini dei leader cinesi e impaurendo la gente con agenti addetti a questi scopi.
Queste le parole del Dalai Lama: «C’e’ una sorta di genocidio culturale che avviene sul Tetto del mondo (…) Nel corso degli ultimi dieci, quindici anni ci sono stati dirigenti cinesi molto decisi (…) E’ per questo che vedete accadere questo genere di tragici incidenti».
Ultima persona ad essersi immolata una monaca di 35, che la scorsa settimana si è data fuoco  nella prefettura di Ganzi, in Sichuan. Pensate che il gruppo Students for Free Tibet ha riferito che ieri circa 10mila tibetani si sono riuniti presso il suo monastero “Tawu Nyitso” per commemorarla, vigilati costantemente dalla polizia cinese pronta a intervenire.
Il Dalai Lama per quanti non lo sapessero è considerato dalle autorità cinesi un terrorista separatista e di che fomenta i suicidi per questo è in esilio dal 1959. Il Dalai Lama però ripete da anni di volere solo una maggior autonomia del Tibet per preservarne cultura e tradizioni e di condividere anzi in pieno i principi della non-violenza, invitando più volte i religiosi a evitare gesti estremi; nel mese di ottobre ha guidato in India centinai di monaci e fedeli nelle preghiere di commemorazione rivolte a chi fin ora si è immolato per la liberazione del Tibet.

di Enrico Ferdinandi

7 novembre 2011

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