Ucraina: lettera di una donna dal paese in rivolta

Ucraina: lettera di una donna dal paese in rivolta

L’Ucraina è in un barile di polvere e nulla può prevedere come si evolverà la situazione. Se il governo finisce per imporre lo Stato d’emergenza in seguito all’occupazione del ministero della Giustizia da parte dei manifestanti, il paese potrebbe piombare in un periodo di caso prolungato con gravi conseguenze per il paese.

Ucraina, ripresi gli scontri a KievIl problema è che il paese non attraversa una semplice crisi politica e sociale come quella che colpisce le altre democrazie e che potrebbe quindi essere risolta mediante il dialogo tra potere e opposizione o eventualmente chiamando i cittadini alle urne. Questo paese si trova di fronte a una scelta drammatica, conteso tra due realtà geopolitiche di pari forza, che rende praticamente impossibile qualsiasi compromesso.

Questa è la lettera di Mariya indirizzata a una sua amica italiana. Mariya è una donna che vive in Ucraina ma che spesso fa ritorno nel nostro paese perché qui con il marito ha passato diversi anni per studiare. La sua è una toccante testimonianza diretta di quanto accade nel suo paese in questi mesi. La lettera è integrale e per mantenerne l’autenticità non ne sono state corrette le imprecisioni linguistiche.

 “Siamo vivi e sani, grazie a Dio. Pero’ non lavoriamo assolutamente. È tutto fermo. Solo bambini che vanno ancora alla scuole. Stiamo lottando contro il regime dei banditi non solo a Kyiv, ma in ogni citta’ di Ucraina. Negli ultimi giorni le enti statali sono stati presi dal popolo nelle diverse citta’, iniziando da ovest e arrivando al centro di Ucraina ed anche un po’ all’est. Yanukovich & suoi uomini stanno temendo dalla forza del popolo che si e’ ribellato, sente che il sistema maffioso che ha creato nello stato sta per crollare. Pero’ e’ ancora molto forte perche’ armata/esercito sta ancora dalla sua parte ed il popolo non ha invece nessun tipo di arma. Nonostante che piu’ di 2 mesi tutti i giorni e tutte le notti la protesta del popolo e’ assolutamente pacifica, Yanukovich fa tormentare gli insorti con l’aiuto di polizia statale.

Ufficialmente sono gia’ morti 7 persone pero’ in realta sono sicuramente di piu’. Siamo stati al funerale di uno di loro, Yuriy Verbytskyy di 51 anni, che era dalla nostra citta. E’ stato seppolto come un eroe, al funerale sono venuti piu’ di 5.000 persone. E’ stato torturato nel bosko vicino a Kyiv perche’ non voleva essere uno schiavo, voleva far vivere ai suoi figli la degna vita nella sua terra. Altro uomo (che e’ stato rapito insieme a lui ed e’ rimasto vivo) racconta che l’hanno torturato fino alla morte solo perche’ era da Lviv. Odiano ucraini da ovest perche’ qui siamo ucraini veri, non alterati da Unione Sovietica. Fanno cose terribili con le persone che prendono: portano nei boschi, spogliano interamente, bagnano con acqua (temperatura in quei gg. arriva a 30 gradi meno 0), picchiano, beffeggiano, torturano, sparano ecc.

Dicono che si sente dall’accento che sono russi travestiti in uniformi dei poliziotti ucraini portati da Putin per aiutare a Yanukovich di intimidire il popolo. Pero’ siamo 46 millioni e non e’ cosi’ facile. Qui da noi vorremmo dividere lo stato per Ucraina Ovest e Ucraina Est che sarebbe la scelta migliore. Qui a Lviv e’ tutto chiaro, tutto tranquillo, potremmo gia’ da anni vivere in modo europeo se non fosse Russia che tira est ed est non fa vivere ad ovest. Siamo stanchi a lottare, a spiegare, a dimostrare. Non so dove arrivera’ e come finira’ questa storia. Pero’ cosi’ non si poteva continuare. Adesso Yanukovich cerca di fare tutto per introdurre lo stato di emergenza che gli dara’ possibilita’ di apertura delle ostilità. Sicuramente che sara’ duro se succedesse perche’ moriranno tantissime persone. Abbiamo provvisto dei prodotti per lo stato d’assedio.

Se succedesse proveremo a portare i bambini all’estero, sicuramente se ci faranno uscire. Per il momento partecipiamo nelle azioni di protesta che si svolgono a Lviv. Raccogliamo i soldi, i vestiti, i prodotti e le medicine per quelle persone che stanno a Kyiv. Li stanno tanti nostri parenti ed amici. Aspettiamo che la situazione si chiarisse. Grazie a voi per sostegno morale. Apprezziamo molto che siete insieme a noi nella preghiera e nei pensieri”.

Manuel Giannantonio

(Twitter @ManuManuelg85)

10 Febbraio 2014

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