Incendiata la sede del settimanale satirico Charlie Hebdo

La sede di Parigi del settimanale di satira Charlie Hebdo è stata incendiata quest’oggi. Non ci sono stati feriti, ne morti, il movente?
Già da qualche giorno la redazione aveva annunciato per oggi l’uscita di un numero speciale dedicato alla vittoria degli islamisti di Ennahda nelle elezioni tunisine, per l’occasione la copertina ha presentato un intestazione modificata, da Charlie Hebdo a Charia Hebdo (per scherzare sulla sharia) e come “direttore straordinario” niente di meno che Maometto, che compare anche in copertina rassicurando i lettori con questa frase: “Cento frustate se non morirete dal ridere”.

Una “sfida” a spada tratta nei confronti degli estremisti islamici, inoltre nelle pagine interne della rivista non manca l’editoriale del profesta Halal Aperitif (aperitivo halal, ovvero analcolico) ed una rubrica femminile che non poteva che non chiamarsi Charia Madame. Come ciliegina sulla torta anche alcune vignette tra cui una ritrae Maometto con il naso rosso da clown.
La reazione? Una bomba molotov contro l’ufficio della redazione parigina. Alcuni giornalisti del Charlie Hebdo hanno dichiarato: «Non abbiamo più un giornale , tutte le nostre attrezzature sono state distrutte».
Insomma forse questa volta la rivista satirica ha tirato un po’ troppo le corde, come avrebbe reagito la Chiesa cattolica se un simile trattamento fosse stato riservato a loro? Magari con Gesù in copertina che rassicura il governo ed i cittadini italiani sulla crisi dicendo: “Tranquilli ci penso io a moltiplicare il pane ed i pesci”.
Un portavoce della rivista ha detto che il loro non era un modo per provocare ma: “Lo speciale è motivato dal timore che la sharia possa costituire la base della legislazione post-Gheddafi in Libia”.
Il primo ministro francese, Francois Fillon, si è detto indignato per il violento attacco: “La libertà d’espressione è un valore inalienabile della nostra democrazia e qualsiasi minaccia alla libertà della stampa dev’essere condannata con la più grande fermezza. Nessuna causa può giustificare una azione violenta”.

Ricordiamo inoltre ai nostri lettori che questa non è la prima volta che il settimanale francese ha “scatenato” polemiche, già nel 2007 era stato denunciato da alcune organizzazioni islamiche per aver edito le famose dodici vignette danesi sul Profeta disegnate da Kurt Westergaard, e considerate oltraggiose. Allora vi furono diversi scontri, causati proprio da queste vignette, che provocarono diversi morti.

 

 

 

 

 

 

di Enrico Ferdinandi

 

2 novembre 2011

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