Centrafrica: l’ONU teme il genocidio

Centrafrica: l’ONU teme il genocidio

Sono presenti tutti gli elementi per un parlare di genocidio nella repubblica centrafricana, come esposto dall’ONU giovedì, che ha invocato una stabilizzazione politica a Bangui, segnata da nuove violenze, dove il Parlamento deve eleggere un nuovo presidente capace di riportare la pace.

Ci sono tutti gli elementi che abbiamo già costatato in posti come il Ruanda, la Bosnia, gli elementi dei genocidi. Non ci sono dubbi”, ha dichiarato il capo delle operazioni umanitarie dell’ONU John Ging, durante una conferenza stampa a Ginevra, al ritorno da una missione in Centrafrica. ”Delle atrocità sono commesse continuamente. La gente ha paura delle altre comunità”.

Almeno sette persone sono state uccise nella notte nel corso di diversi incidenti violenti in un quartiere a nord di Bangui, dove la tensione rimane molto alta secondo alcune fonti militari e umanitarie. Tre cadaveri, tra i quali un giovane di circa quindici anni, erano posti di fronte alla moschea del quartiere Bégoua 3, a nord di Bangui. La Croce Rossa centrafricana ha indicato di aver portato via i cadaveri di quattro uomini cristiani, uccisi da arma bianca.

Degli abitanti del quartiere hanno accusato i militari francesi dell’operazione Sangaris di aver sparato sui tre uomini durante una perquisizione. L’esercito ha confermato smentendo qualsiasi responsabilità per i morti. Nella mattinata, un nuovo convoglio di civili musulmani, protetti dai soldati hanno lasciato la città.

Non è un conflitto interreligioso per ora, ma potrebbe diventarlo. Noi dobbiamo creare le condizioni per far sparire la paura”, ha allertato John Ging. “Le conseguenze saranno drammatiche se non agiamo immediatamente”, ha aggiunto, costatando l’affondamento completo del paese. I parlamentari dovranno raggiungere un accordo sui criteri di eleggibilità del Presidente di transizione, secondo quanto riferito da alcune fonti parlamentari. Il principale punto di incontro è la domanda ufficiale della comunità internazionale della candidatura di 135 membri del Consiglio nazionale di transizione (CNT, parlamento provvisorio), alfine di evitare una rottura con il periodo di Djotodia.

Per i collaboratori occidentali e africani Bangui, che interviene militarmente nel paese e finanzia uno Stato praticamente fallito, l’eletto dovrà essere “un Presidente tecnico” che si appoggia a responsabili competenti. L’ex Presidente Michel Djotodia, al potere da marzo 2013 è stato costretto alle dimissioni dai dirigenti dell’Africa centrale sostenuti dalla Francia a causa della sua incompetenza e incapacità di porre fine alle uccisioni religiose che hanno insanguinato il paese per mesi. Una volta stabiliti i criteri di eleggibilità, il CNT convaliderà le candidature, a partire da venerdì, poi eleggerà il nuovo capo di Stato di transizione.

Questa crisi è senza precedenti in un paese dalla storia già particolarmente travagliata a partire dalla sua indipendenza dalla Francia nel 1960. Per rassicurare il paese, l’Unione africana ha invocato un nuovo rinforzo con 6 000 soldati sul territorio.

Manuel Giannantonio 

(Twitter @ManuManuelg85)
(Blog: http://www.fanpage.it/manuel-giannantonio/)

16 gennaio 2014

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