Libia: In fila per vedere il corpo di Gheddafi

Festeggiare la morte altrui, qualsiasi siano state le azioni nella vita del defunto, non è una cosa che elegge un popolo ad un livello morale e culturale in grado di permettergli di sentirsi veramente libero. In Libia è finito un regime, anche questa volta, come spesso avviene, il corpo del “dittatore”  è stato martorizzato ed esibito come trofeo di caccia.

Qualche mese fa, quando fu ucciso Osama Bin Laden, in molti guardarono i festeggiamenti degli Usa con un po’ di remore, anche in quel caso festeggiare la morte altrui aveva ridotto i cittadini americani alla stregua dei loro stessi carnefici.

Esser fieri della dipartita o del male altrui può esser di conforto, sicuramente, per chi ha sofferto a causa del dittatore o terrorista di turno, ma esultare, farsi fare le foto con ciò che ne resta non serve ad un gran che.

Così oggi gli, oramai, ex ribelli libici, hanno lasciato esposto (così sarà anche per i prossimi giorni) il corpo di Gheddafi al pubblico in una cella frigorifera. Si entra un gruppo alla volta, molte le foto ed i video, da questi si può apprendere come l’ex leader libico sia stato ucciso con un colpo di pistola alla tempia, e si può anche vedere cosa servirà alla Libia (e non solo) per ricostruire la sua nazione: cultura ed istruzione.

Riuscire ad essere maturi al punto di capire che la morte, anche del più grande criminale, non debba esser motivo di letizia, che le forze andrebbero concentrate altrove, sulla ricostruzione ad esempio, questa è vera libertà. Il male, torniamo a ripeterlo, è superficiale e la profondità sta nel cercare di arginare certi comportamenti favorendone altri che mirino ad un qualcosa di più lungimirante e costruttivo per la società.

 

di Enrico Ferdinandi

 

22 ottobre 2011

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