Libia, dopo-Gheddafi: Oggi la Nato decide sulla missione

I giornali di tutto il mondo tengono gli occhi puntati su ciò che sta accadendo in Libia. Dopo la morte di Gheddafi è sì finita un’“epoca” ma una altra ne comincia, lastricata anch’essa di problemi e priorità da dover affrontare nel miglior modo possibile per garantire ai cittadini libici un governo che riesca a lavorare negli interessi dei cittadini. In queste ore si è appreso che Gheddafi si trovava a Sirte da agosto. Il suo regime è durato ben 40 anni ed è morto come aveva “promesso” proprio nella sua terra, anzi nella sua città natale (era difatti nato il 7 giugno 1942 proprio a Sirte) e sul campo da battaglia.  A confermare questa notizia il suo ex capo della sicurezza, Mansur Daw, che poco prima della sua cattura (avvenuta ieri subito dopo la morte del Rais) ha detto alla tv Al Arabiya che: “Negli ultimi giorni era in ansia, ma non aveva paura”. Daw ha poi aggiunto che: “Gheddafi aveva sostenitori e fedelissimi, ma i combattimenti hanno spinto molti di loro a lasciare la città”.
Intanto quest’oggi gli ambasciatori dei 28 paesi membri dell’Alleanza Atlantica si incontreranno a Bruxelles per decidere la fine della missione a sostegno degli insorti. Come più voci politiche hanno fatto notare nella giornata di ieri sembra papabile, come avvenuto in altre nazioni dopo il crollo di un regime, il sostegno nella fase di ricostruzione dei paesi dell’Alleanza Atlantica.
Fra oggi e domani è attesa la proclamazione del Consiglio nazionale transitorio libico della  liberazione del paese. In queste ore inoltre gli insorti stanno decidendo con alcune truppe dei “fedelissimi” del Rais il modo ed il luogo della sua sepoltura. Per ora il cadavere si trova in una cella frigorifera a Misurata, il suo corpo mostra segni evidenti di un colpo di proiettile sulla tempia, quindi sarebbe stato giustiziato dagli insorti ieri subito dopo la cattura, mentre stava per esser portato a Misurata. Ha confermare questa versione anche il medico legale che si è occupato dell’autopsia, il quale ha detto: “E’ stato giustiziato”.

di Enrico Ferdinandi

21 ottobre 2011

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